La Audiencia Provincial de Madrid ha confermato la condanna a una comunità di proprietari a indennizzare con 49.011,97 euro la società che gestiva un ristorante situato nell’edificio. L’esercizio commerciale ha dovuto interrompere la propria attività a causa dei danni causati da problemi negli impianti dell’immobile e delle successive opere di riparazione.
La risoluzione respinge il ricorso presentato dalla comunità contro la sentenza emessa nel marzo 2025. L’indennizzo comprende i pregiudizi derivanti da due periodi di chiusura: uno di 47 giorni per i lavori sulla rete condominiale di smaltimento e l’altro di 32 giorni per i danni al solaio e alla struttura del soffitto del locale.
Le spese che il ristorante ha dovuto continuare a pagare
Durante i periodi di inattività, i responsabili dell’attività hanno dovuto continuare ad affrontare spese fisse nonostante non ottenessero entrate. Tra queste figuravano l’affitto del locale, le utenze, i contributi alla Previdenza Sociale, le assicurazioni, i servizi di sorveglianza e altri costi necessari per mantenere l’esercizio.
L’Audiencia ritiene che questi esborsi costituiscano un pregiudizio indennizzabile, poiché i proprietari hanno dovuto ricorrere alle proprie risorse per mantenere l’attività in condizioni di riprendere una volta terminate le riparazioni.
Il tribunale ritiene che non si tratti di spese che debbano essere escluse per il fatto che il ristorante le avrebbe comunque avuto anche con l’esercizio aperto. Durante le chiusure, i titolari non hanno avuto entrate per pagarle e hanno dovuto sostenerle con il proprio patrimonio.
La comunità doveva vigilare lo stato degli impianti
La sentenza analizza anche la responsabilità della comunità per il deterioramento degli elementi comuni dell’edificio. Nella prima chiusura, la rottura della rete di smaltimento ha provocato infiltrazioni e danni che hanno obbligato a eseguire lavori e mantenere il ristorante chiuso.
L’Audiencia considera che l’età dell’immobile richiedesse una maggiore diligenza nella revisione e nella conservazione degli impianti condominiali. Il deterioramento non si è verificato in modo improvviso, per cui la comunità avrebbe dovuto controllarne lo stato prima che raggiungesse il livello che ha causato i danni.
Nel secondo periodo, le infiltrazioni provenivano da impianti privativi di un’abitazione, ma hanno colpito il solaio, un elemento comune dell’edificio. Perciò, il tribunale mantiene la responsabilità della comunità nei confronti dell’attività danneggiata, senza pregiudizio per la possibilità di reclamare successivamente al proprietario responsabile dell’origine delle infiltrazioni.
La sentenza conferma così l’indennizzo di 49.011,97 euro. Tuttavia, è ancora possibile ricorrere presso la Corte Suprema.