Il ministro dei Trasporti e della Mobilità Sostenibile, Óscar Puente, ha in programma di chiedere la propria comparizione volontaria davanti alla Diputación Permanente del Congreso con l’obiettivo di fornire dettagli sull’incidente ferroviario di Urda (Toledo), in cui hanno perso la vita più di 70 persone.
Fonti del Ministero hanno confermato la registrazione di questa richiesta dopo che Sumar, Esquerra Republicana e Podemos avevano chiesto formalmente che il ministro si recasse alla Diputación, l’unico organo parlamentare operativo nella Camera bassa dopo lo scioglimento delle Cortes per l’anticipo elettorale.
Insieme a questa comparizione, ancora senza data fissata, il titolare dei Trasporti comparirà di nuovo davanti ai media questo venerdì, 30 ottobre, in una conferenza stampa in cui intende continuare a fornire informazioni con la massima trasparenza su questo sinistro, il secondo incidente ad alta velocità registrato in Spagna quest’anno, dopo quello avvenuto ad Adamuz (Córdoba) lo scorso mese di gennaio.
Un incidente "inspiegabile" nell’alta velocità
Mercoledì, giornata in cui si è verificato il sinistro, il ministro aveva già offerto una prima conferenza stampa in cui ha dettagliato le cause iniziali dello scontro, originato dall’impatto tra un treno AVE di Renfe e un altro di Iryo, che rimaneva fermo sul binario a seguito del guasto di un sistema di sicurezza.
Il presidente del Governo, Pedro Sánchez, si è anche pronunciato su quanto accaduto e ha promesso "contundencia" se verranno confermate possibili negligenze, avvertendo che in un paese come la Spagna non è accettabile che si ripetano incidenti come quelli di Adamuz e Urda.
Secondo quanto raccontato da Puente, il sinistro si è innescato dopo un ordine "inspiegabile" del centro di controllo di Adif, che ha autorizzato un AVE di Renfe a riprendere la marcia quando sulla stessa linea rimaneva fermo un treno di Iryo a causa di un guasto informatico.
L’incidente è iniziato alle 8.30, quando un problema informatico ha provocato il cedimento del sistema di sicurezza LZB in un tratto di 63 chilometri. Questo guasto ha attivato l’arresto automatico di sei treni in quel percorso, in linea con il funzionamento previsto dell’LZB.
Pochi minuti dopo, il macchinista dell’AVE ha informato il centro di controllo di Adif che il suo convoglio era fermo. Alle 8.36, il controllore di Adif ha autorizzato il treno di Renfe a riprendere la marcia a velocità normale, nonostante il convoglio di Iryo fosse ancora fermo sul binario. Diciassette minuti più tardi si è verificato lo scontro.
"Quello che è accaduto nei 17 minuti tra il momento in cui viene data l'ordine di partenza a quel treno e la collisione, non lo sappiamo con precisione. È veramente... insomma, non voglio entrare in qualificativi", ha indicato Puente davanti ai media.
Crescono le critiche politiche e sindacali
Le spiegazioni fornite dal ministro sono state considerate insufficienti dalla maggior parte dei gruppi parlamentari. PP, Vox, Frente Amplio, Esquerra Republicana, PNV e Podemos hanno censurato il fatto che Puente attribuisca la responsabilità della tragedia a un lavoratore del centro di controllo di Adif e hanno mostrato il loro rifiuto alla diffusione a diversi media degli audio con le comunicazioni tra il centro di controllo e i macchinisti.
Vox ha presentato una querela contro il ministro davanti al Tribunal Supremo, mentre Frente Amplio, ERC e Podemos hanno chiesto formalmente la sua presenza alla Diputación Permanente affinché ampli le sue spiegazioni su quanto accaduto.
In ambito sindacale, il Sindicato de Maquinistas Ferroviarios (Semaf) ha attaccato la gestione del Ministero e ha chiesto misure immediate affinché il treno "torni a essere sicuro", ricordando che, a suo giudizio, il sistema LZB avrebbe dovuto essere sostituito da tempo con una tecnologia più moderna.
UGT, da parte sua, ha denunciato la diffusione degli audio delle comunicazioni interne, mentre CCOO ha chiesto direttamente la destituzione di Puente e l'avvio di un'indagine "rigorosa e trasparente".