L’Esecutivo ha messo sul tavolo che un’irruzione “brusca” di data center nel sistema elettrico potrebbe comportare “conseguenze indesiderate” sia sul prezzo dell’elettricità sia sulle emissioni di CO2 associate al “mix” di generazione.
Secondo la memoria dell’analisi di impatto normativo del progetto di Real Decreto che stabilisce i requisiti di sostenibilità energetica, ambientale, di resilienza e di sovranità digitale per i data center, a cui ha avuto accesso Europa Press e che è già stata trasmessa al Consiglio di Stato dopo la fase di informazione pubblica, si calcola che l’introduzione di 10 gigawatt (GW) di potenza di data center nel 2030, rispetto a uno scenario di 1 GW, implicherebbe “un aumento del funzionamento dei cicli combinati (+107%), del costo variabile totale della generazione (+200%) e delle emissioni di CO2 (+65%)”.
Il documento, elaborato congiuntamente dai ministeri per la Transizione Ecologica e la Sfida Demografica, dell’Economia, del Commercio e delle Imprese e per la Trasformazione Digitale e della Funzione Pubblica, sottolinea che, per il profilo di carico di questo tipo di consumo, senza un quadro regolatorio specifico sarebbe inevitabile ricorrere con maggiore intensità ai cicli combinati quando ci sarà minore disponibilità di risorse rinnovabili.
Questo maggior numero di ore di funzionamento delle centrali a gas si tradurrebbe in maggiori emissioni di gas a effetto serra e in un rincaro dell’elettricità, incorporando il costo del gas naturale e dei diritti di emissione necessari per operare i gruppi termici convenzionali.
La memoria conclude che questi risultati “evidenziano gli effetti avversi derivanti da un dispiegamento incontrollato” di data center in Spagna se non si approva un quadro regolatorio specifico.
Il Governo avverte che l’aumento previsto del costo variabile totale della generazione “si ripercuoterebbe negativamente sull’insieme dei consumatori e l’aumento delle emissioni potrebbe compromettere gli obiettivi climatici e di decarbonizzazione del Regno di Spagna”.
Addizionalità rinnovabile e correlazione oraria
Per evitare questi impatti, l’Esecutivo propone uno schema di obblighi basato sull’addizionalità e sulla correlazione oraria. Al fine di fare sì che i centri dati non spostino il consumo di energia pulita dal resto dell’economia né facciano aumentare il prezzo della bolletta, si richiederà che l’80% della loro domanda sia coperto con nuova generazione rinnovabile, sia tramite autoconsumo sia tramite contratti PPA a termine minimo di sei anni con impianti aventi un’anzianità massima di 36 mesi.
Inoltre, si stabilisce che, in ogni ora, almeno l’80% dell’energia consumata sia supportata da elettricità di origine rinnovabile prodotta o erogata in quella stessa fascia oraria, consentendo l’uso di sistemi di stoccaggio, sia ibridati sia indipendenti. Con ciò si intende coinvolgere questa domanda tecnologica nelle ore di maggiore scarsità o tensione del sistema.
Nella memoria, anticipata da 'El País', l’Esecutivo sostiene che l’addizionalità è indispensabile per "evitare che un dispiegamento accelerato di centri dati sottragga ad altri consumatori, sia industriali, commerciali o residenziali, e in gran parte dei casi con minor potere d’acquisto o minore capacità competitiva rispetto ai centri dati, la possibilità di sfruttare l’energia pulita e competitiva che comporta la generazione rinnovabile nel sistema elettrico spagnolo".
Per evitare che si cerchino scappatoie normative, il progetto di real decreto incorpora un sistema di maggiorazioni progressive su pedaggi e oneri del sistema. In caso di mancato rispetto delle quote di correlazione oraria e addizionalità, le maggiorazioni andranno dal 10% fino al 500% del costo dei pedaggi, e quanto raccolto sarà restituito al sistema elettrico per compensare l’insieme dei consumatori.
I mancati adempimenti più gravi o reiterati saranno puniti con la perdita dei permessi di accesso e connessione. "La perdita dei permessi è riservata ai casi di mancato rispetto rinnovabile significativo e reiterato e alle risoluzioni che pongano fine alla via amministrativa" disposte in materia di sovranità digitale o efficienza, riporta il testo.
Con l’entrata in vigore del nuovo quadro, si apre una finestra di rinuncia volontaria di sei mesi affinché i promotori con permessi concessi o in istruttoria che non vogliono assumere i nuovi obblighi possano recedere senza esecuzione delle garanzie economiche depositate presso i gestori di rete.
Anche si prevedono formule transitorie, come l’inserimento graduale mediante il Sistema di Riduzione Automatica di Potenza (SRAP) nel corso di cinque anni, e un regime specifico per progetti strategici europei legati alla sovranità digitale.
Per quanto riguarda l’acqua, vengono fissati esigenti standard di efficienza energetica e idrica, allineati alla classe 'A' della futura etichettatura europea dei data center. I nuovi progetti dovranno raggiungere tale livello dopo un periodo di adattamento di sei mesi dall’inizio della loro operatività.
Permessi sovradimensionati rispetto alle previsioni
Il Governo avverte nella relazione che sono già stati concessi permessi di accesso e di connessione alla rete per un volume superiore a tre volte gli scenari più ottimisti della capacità dei data center prevista per il 2030.
Negli ultimi sei anni sono stati autorizzati più di 12 gigawatt (GW) di potenza tra l’operatore del sistema di trasporto e le società di distribuzione, un livello che contrasta con la Strategia di Intelligenza Artificiale 2024, la quale prevedeva soltanto tra 3,5 e 4 GW di domanda elettrica di computazione alla fine del decennio.
L’obiettivo dell’Esecutivo è approvare questa specifica regolamentazione per i data center prima delle elezioni del 29 novembre, nonostante il rifiuto frontale del settore. L’associazione di categoria Spain DC chiede una normativa "proporzionata, tecnicamente sostenibile e allineata al quadro europeo, evitando che nuove esigenze possano collocare la Spagna in svantaggio rispetto ad altri Paesi comunitari".