L'IA fa esplodere l'aumento dell'imprenditorialità in solitaria e già si trova in una su quattro startup in Spagna, nuovo record

L'IA spinge l'ascesa dei solopreneur in Spagna, eleva il loro peso al 26,5% dell'ecosistema e ridefinisce finanziamento, profili e redditività delle startup.

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L'intelligenza artificiale (IA) è diventata un motore "significativo" per la creazione di startup guidate da un unico fondatore. Secondo i dati diffusi questo venerdì da South Summit e IE University, queste compagnie guidate da un solo imprenditore rappresentano già il 26,5% dell'ecosistema emergente in Spagna.

Il peso delle aziende con modello solopreneur (progetti fondati da una sola persona) cresce di 3,5 punti percentuali rispetto al 2025 e segna il massimo della serie storica, anche se si colloca ancora al di sotto della media europea, che raggiunge il 29,6%. Tuttavia, continuano a predominare i team formati da due o tre soci, che concentrano il 59% dei progetti.

"Abbiamo visto una solida relazione tra IA e solopreneurs. Imprenditori che, con risorse molto limitate, sono in grado di costruire i propri progetti. È solo un primo indicatore di tutto ciò che sta per venire", sottolinea il CIO di IE University, Salvador Aragón.

Il 'Mappa dell'Imprenditoria 2026', elaborato da South Summit e IE University, conferma che l'IA agisce "sempre di più" come uno strumento trasversale piuttosto che come una tecnologia esclusiva. In Spagna, il 64,2% delle startup ricorre ad essa come tecnologia amplificatrice, mentre solo il 40,9% la considera tecnologia 'core'. Questo divario di 23 punti è il maggiore tra le regioni analizzate, superando l'America Latina (21 punti) e l'Europa (19).

L'implementazione dell'IA è anche predominante su scala internazionale. In Europa, il 66,8% delle startup la utilizza come tecnologia principale o secondaria, sopra il 62,5% degli Stati Uniti e del Canada. Tuttavia, se si osserva solo il suo uso come tecnologia principale, le percentuali si riducono al 47,6% in Europa e al 49% negli Stati Uniti e in Canada.

Profilo dell'imprenditore spagnolo: uomo, 39 anni e formazione di master

Lo studio traccia un ritratto dell'imprenditore tipo in Spagna: maggiormente maschile —il 77% dei fondatori sono uomini e il 22,6% donne, 4,6 punti in più rispetto all'anno precedente—, con un'età media di 39,4 anni (rispetto ai 38 anni del 2025) e con una formazione accademica "solida". La metà di loro (49%) ha conseguito un master, in linea con la media europea.

Gli imprenditori in serie hanno un peso crescente: nel 2026 rappresentano il 52,2% del totale, molto al di sopra del 39% registrato nel 2013, il che evidenzia una maggiore esperienza accumulata nella creazione di progetti.

La principale ragione per lanciare una startup in Spagna continua a essere la rilevazione di un'opportunità di mercato. Questo motivo concentra il 47% delle risposte, rispetto al 45% del 2025 e al 28,3% del 2020. In parallelo, la vocazione di intraprendere perde un po' di terreno, passando dal 35% al 33,3% nell'ultimo anno.

Redditività: l'America Latina guida, l'Europa si distingue per la sua espansione estera

Il rapporto colloca l'America Latina come la regione con la maggiore proporzione di startup redditizie: il 28,6% presenta un Ebitda positivo. L'Europa, da parte sua, si distingue per la sua vocazione internazionale, con un 24,9% di aziende con forte presenza al di fuori del proprio mercato di origine. Questa divergenza si spiega, in parte, per le diverse condizioni di accesso al finanziamento.

Secondo l'analisi, "le limitazioni di risorse in America Latina spingono gli imprenditori a costruire business redditizi sin dalle fasi iniziali, concentrandosi sulle esigenze del loro mercato locale", mentre in Europa "il maggiore accesso al capitale favorisce modelli che danno priorità all'espansione internazionale prima di raggiungere la redditività", il che si riflette nel fatto che solo un 9,3% delle startup europee conta su un Ebitda positivo.

"Se per anni l'America Latina ha adattato modelli di business europei e statunitensi alla sua realtà, ora l'ecosistema potrebbe sperimentare una tropicalizzazione: le startup di diverse regioni mondiali possono incorporare strategie latinoamericane basate sulla redditività precoce, la crescita locale e l'attenzione a segmenti trascurati, specialmente in settori come le finanze e il 'retail'", sottolineano gli autori del rapporto.

Finanziamento: più risorse proprie e minore peso del capitale privato

In materia di finanziamento, lo studio riflette un aumento della dipendenza dai fondi propri. Nel 2026, il 61% delle startup spagnole ricorre a risorse interne per coprire il proprio primo round, rispetto al 52% del 2025. Si tratta di uno dei percentuali più alti di tutta la serie, anche se ancora al di sotto della media europea, fissata al 66,7%.

Il contributo di familiari e amici (FFF) scende fino al 13%, il suo minimo storico, sebbene continui a duplicare il dato europeo, che si attesta al 7%. Il capitale privato partecipa nel 20% dei primi round delle startup spagnole, un arretramento rispetto al 25% registrato nel 2013.

Nelle fasi più avanzate, la presenza di capitale privato sale al 30,3%, ma continua a essere al di sotto della media europea, del 35,2%. Allo stesso tempo, le risorse proprie continuano ad avere un peso molto rilevante, rappresentando il 46,8% del finanziamento in queste fasi finali.

La visibilità rimane la grande priorità per le startup spagnole —è l'unica regione analizzata in cui ciò accade—, con il 19,5% delle menzioni, davanti alla raccolta di investimenti, che totalizza il 18,7%.

Maturità dell'ecosistema, settori all'avanguardia e modello di business

Il documento conclude che "l'ecosistema spagnolo ha guadagnato in maturità, ma non in scala". L'età media dei progetti è cresciuta del 59%: dal 2019 è passata da 2,2 a 3,5 anni, e il 61% delle startup ha tra uno e cinque anni di attività. Tuttavia, solo il 17,9% delle aziende ottiene più del 20% dei suoi ricavi al di fuori del suo mercato principale, rispetto al 24,9% in Europa.

Per settori, la salute torna a posizionarsi al vertice della classifica di attività tra le startup spagnole, seguita da 'fintech' e istruzione. Inoltre, tre startup su quattro (74,7%) puntano su modelli B2B, sia in modo esclusivo che combinati con altri tipi di clienti, una proporzione leggermente inferiore a quella europea, che raggiunge il 78,1%.

Con lo sguardo rivolto al suo 15° anniversario e alla prossima edizione, che si terrà dal 2 al 4 giugno 2027, South Summit ripercorre la trasformazione dell'ecosistema imprenditoriale negli ultimi 14 anni.

Durante questo periodo, "le startup finaliste della nostra competizione hanno raccolto più di 22.200 milioni di euro in investimenti, di cui il 52% corrisponde a startup spagnole. Sono cifre che riaffermano il nostro impegno con il talento nazionale e dimostrano che siamo riusciti a posizionare la Spagna nella mappa globale dell'imprenditorialità", sottolinea la presidente e fondatrice, María Benjumea.