L'Ibex 35 perde lo 0,57% e resta sul bordo dei 18.800 punti in piena valanga di risultati e in attesa della BCE

L'Ibex 35 cede uno 0,57% a metà seduta, sotto pressione per i risultati aziendali e in attesa della decisione della BCE sui tassi di interesse.

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L'Ibex 35 registrava a metà seduta di questo giovedì un ribasso dello 0,57%, fino a 18.776,20 punti, in una giornata dominata dalla pubblicazione dei risultati aziendali e dall'imminente decisione della Banca Centrale Europea (BCE) sui tassi di interesse.

L'appuntamento di politica monetaria della BCE arriva proprio un giorno dopo aver conosciuto il verdetto della sua omologa statunitense. Come già scontato dal consenso del mercato, la Federal Reserve (Fed) ha scelto di non toccare il prezzo del denaro, che continua nell'intervallo obiettivo tra il 3,75% e il 4%, dopo l'aumento concordato nella riunione precedente e alle porte delle elezioni di medio termine --'midterms'-- negli Stati Uniti.

Nel caso dell'eurozona, gli investitori danno per scontato che la BCE manterrà invariati i tassi al 2,5%, anche se anticipano un nuovo incremento a dicembre. "Di fronte alle crisi energetiche, la strategia della BCE non consiste nel reagire ai prezzi dell'energia, bensì reagirà al rischio che l'aumento di tali prezzi si incorpori nell'inflazione", spiega il gestore di portafogli di Pimco, Konstantin Veit.

Allo stesso tempo, la presidente della Banca Centrale Europea (BCE), Christine Lagarde, lascerà l'istituzione il 7 febbraio 2027, secondo quanto ha confermato lo stesso organismo, dopo che la responsabile della politica monetaria dell'eurozona ha comunicato questo giovedì la sua decisione al Consiglio direttivo e al presidente del Consiglio europeo, António Costa.

Risultati aziendali: banche, energia e industria

Sul fronte societario, Banco Sabadell ha chiuso i primi nove mesi dell'esercizio con un utile netto di 1.376 milioni di euro, l'1% in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, includendo il contributo di TSB -che ha fatto parte del gruppo per quattro mesi- grazie "alla spinta del business, una tendenza che continuerà in futuro".

Anche nel settore finanziario, BBVA ha concluso i primi nove mesi del 2026 con un utile netto attribuito di 9.066 milioni di euro, il che implica un aumento del 13,6% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Da parte sua, Indra Group ha conseguito un utile netto di 355,5 milioni di euro tra gennaio e settembre, il che comporta un aumento del 22% rispetto ai 291,3 milioni di euro contabilizzati nello stesso periodo dell'esercizio precedente.

Nel settore energetico, Repsol ha ottenuto un utile netto di 5.006 milioni di euro nei primi nove mesi dell’anno, il 325% in più rispetto ai 1.177 milioni di euro dello stesso periodo dell’anno precedente, trainato dalla rivalutazione delle scorte (+943 milioni di euro) in un contesto del 2026 segnato dall’aumento del prezzo del greggio e dei prodotti petroliferi a seguito del conflitto in Medio Oriente.

A sua volta, Naturgy ha comunicato un utile netto di 1.758 milioni di euro fino a settembre, il che rappresenta un incremento del 5,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e ha rivisto al rialzo le sue previsioni per l’intero esercizio, anticipando utili record vicini ai 2.200 milioni di euro nel 2026.

Inoltre, il mercato ha conosciuto i conti del terzo trimestre del 2026 di Fluidra, FCC, Grupo Elecnor e Faes Farma.

Valori in evidenza e andamento delle borse europee

In questo scenario, i titoli più rialzisti della Bolsa española a metà seduta erano Indra (+3,10%), Repsol (+2,91%), Ferrovial (+2,66%), Acciona Energía (+2,52%) e ArcelorMittal (+1,76%). Sul fronte dei ribassi, BBVA guidava i cali (-4,59%), davanti a Mapfre (-2,06%), Inditex (-1,96%), Banco Santander (-1,71%) e Unicaja (-1,49%).

Le altre principali piazze europee si muovevano con rialzi a metà giornata: il FTSE 100 di Londra guadagnava lo 0,25%, il Cac 40 di Parigi lo 0,84%, il Dax di Francoforte lo 0,80% e l’Euro Stoxx 50 lo 0,13%. Solo l’indice italiano FTSE MIB cedeva lo 0,29%, in linea con il comportamento dell’Ibex 35.

Materie prime, debito e valute

Nel mercato delle materie prime, il barile di Brent, riferimento per l’Europa, si attestava a 114,10 dollari a metà seduta, in calo dell’1,06%, mentre il West Texas Intermediate (WTI), riferimento negli Stati Uniti, quotava 101,51 dollari, con una flessione dell’1,24%.

Nella reddito fisso, il rendimento del titolo di Stato spagnolo a 10 anni si alleggeriva fino al 3,992%, rispetto al 3,996% della chiusura di mercoledì, il che collocava il premio di rischio a 61,55 punti base.

Nel mercato dei cambi, l’euro si svalutava dello 0,10% rispetto al biglietto verde, fino a un tasso di cambio di 1,1143 dollari per ogni euro.