I carburanti hanno registrato la loro quarta settimana consecutiva di cali, cosicché la benzina accumula già una caduta vicina al 10% nel corso del mese in corso, trainata dall’effetto del pacchetto fiscale del Governo che ha iniziato ad applicarsi all’inizio di ottobre.
In concreto, il litro di benzina si colloca in media a 1,751 euro, dopo essere arretrato dell’1,63% rispetto alla settimana precedente. Con questo nuovo taglio si allontana ancora di più dai massimi annuali raggiunti all’inizio di ottobre, dopo aver inanellato tredici rialzi consecutivi da giugno, e si consolida su livelli minimi non visti dalla fine di agosto.
Così, questo carburante rafforza l’impatto dell’alleggerimento fiscale approvato dall’Esecutivo, che ha innalzato nuovamente il bonus fino a 20 centesimi al litro rispetto ai cinque centesimi in vigore fino allo scorso 1 ottobre, il che ha permesso di accumulare un ribasso del 9,74% nelle ultime quattro settimane.
Per quanto riguarda il gasolio, il cui litro già beneficiava di un aiuto di 20 centesimi dall’inizio di settembre, il suo prezzo medio è tornato a scendere questa settimana dello 0,1% rispetto alla precedente, fino a 1,887 euro al litro.
In questo modo, il diesel somma un taglio del 2,3% nelle ultime tre settimane e arretra fino al suo livello più basso da metà settembre, secondo i dati del Bollettino Petrolifero dell’Unione Europea consultati da Europa Press.
I bonus del Governo per i carburanti, inclusi nel terzo pacchetto di misure di fronte all’impatto del conflitto in Medio Oriente e applicati sull’Imposta sugli Idrocarburi, fissano aiuti di 20 centesimi al litro per benzina e gasolio in ottobre, che passeranno a 13 centesimi a novembre e a 6 centesimi a dicembre. Incorporano inoltre una clausola di salvaguardia automatica: se il petrolio resta caro e i prezzi aumentano di più del 15%, il bonus tornerebbe a 20 centesimi in novembre o dicembre.
Con questi ribassi, sia benzina sia diesel si allontanano dalla barriera dei due euro al litro, soglia alla quale si erano andati avvicinando gradualmente nelle ultime settimane di settembre, quando sono arrivati a segnare massimi dal 2022.
Nonostante il calo, fare il pieno continua a essere molto più caro
Prendendo come riferimento i prezzi del Bollettino Petrolifero dell’UE di questa settimana, riempire un serbatoio medio di 55 litri di diesel costa ora 103,78 euro, cioè circa 26,95 euro in più rispetto a un anno fa, quando l’importo si aggirava intorno ai 76,83 euro.
Nel caso dei veicoli a benzina, fare il pieno di un serbatoio standard da 55 litri comporta attualmente una spesa di circa 96,3 euro, il che rappresenta 15,62 euro in più rispetto a dodici mesi fa, quando il costo era di 80,68 euro.
L’impennata degli ultimi mesi, dopo lo scoppio del conflitto in Iran, aveva portato entrambi i carburanti ad avvicinarsi ai massimi registrati nell’estate del 2022. A luglio di quell’anno, la benzina ha raggiunto i 2,141 euro al litro e il gasolio è arrivato a 2,1 euro.
Il prezzo finale dei carburanti è condizionato da numerosi elementi: la loro propria quotazione specifica (indipendente da quella del greggio), l’andamento del petrolio, il carico fiscale, il costo della materia prima e del trasporto, così come i margini lordi delle compagnie.
Inoltre, le variazioni nella quotazione internazionale del petrolio non si riflettono immediatamente alle pompe, ma lo fanno con un certo ritardo temporale.
La Spagna mantiene i prezzi dei carburanti al di sotto della media europea
Con i livelli attuali, la benzina senza piombo a 95 ottani continua in Spagna al di sotto della media dell’Unione Europea, che si colloca a 1,954 euro al litro, e anche della zona euro, dove il prezzo medio raggiunge i 2,032 euro.
Per quanto riguarda il diesel, l’importo in Spagna continua a essere inferiore alla media comunitaria, fissata a 2,146 euro al litro, e a quella della zona euro, dove si paga in media 2,201 euro.