Spagna e l'OIL: un secolo di relazione e il paese che ha ratificato più convenzioni lavorative

La Spagna partecipa all'Organizzazione Internazionale del Lavoro sin dalla sua fondazione nel 1919, con una parentesi durante il franchismo, e attualmente accumula 141 convenzioni ratificate e un protocollo.

3 minuti

Conferencia Internacional del Trabajo de la Organización Internacional del Trabajo (OIT), en la que participa Comisiones Obreras. OIT.

Conferencia Internacional del Trabajo de la Organización Internacional del Trabajo (OIT), en la que participa Comisiones Obreras. OIT.

Aggiungi DEMOCRAT su Google

Chiedi a FREN

Pubblicato

3 minuti

I più letti

La candidatura della vicepresidente seconda e ministra del Lavoro, Yolanda Díaz, per dirigere l'Organizzazione Internazionale del Lavoro ha dietro più di un secolo di relazioni tra Spagna e l'OIL. Il paese è stato uno dei suoi membri fondatori nel 1919 e attualmente occupa una posizione singolare: è, secondo la stessa organizzazione, lo Stato membro che ha ratificato il maggior numero di convenzioni internazionali del lavoro.

Il database NORMLEX contabilizza attualmente 141 convenzioni e un protocollo ratificati dalla Spagna. Di esse, 89 sono in vigore, 27 sono state denunciate e altri 24 strumenti sono stati abrogati. La Spagna ha ratificato anche le dieci convenzioni che l'OIL classifica attualmente come fondamentali e le quattro convenzioni di governance.

La relazione, tuttavia, non è stata continua.

Dal 1919 al parentesi del franchismo

La Spagna è stata presente nell'OIL sin dalla sua nascita, creata dopo la Prima Guerra Mondiale come parte del Trattato di Versailles. La partecipazione spagnola è stata interrotta durante la dittatura franchista: la Spagna è stata membro tra il 1919 e il 1941 e è tornata a unirsi il 28 maggio 1956, dopo essere entrata nelle Nazioni Unite l'anno precedente.

La reintegrazione non ha eliminato le tensioni con il regime. La situazione sindacale spagnola è diventata durante gli anni successivi oggetto di attenzione dei meccanismi dell'OIL, specialmente per l'assenza di libertà sindacale e per l'esistenza dell'Organizzazione Sindacale Spagnola, il sindacato verticale del franchismo.

Il cambiamento politico ha avuto anche riflesso nelle ratifiche. Due delle convenzioni che successivamente sarebbero state essenziali per il sistema democratico spagnolo, il Convenio 87 sulla libertà sindacale e il Convenio 98 sulla sindacalizzazione e negoziazione collettiva, sono state ratificate dalla Spagna il 20 aprile 1977, settimane prima delle prime elezioni generali democratiche.

Dalla libertà sindacale alla sicurezza lavorativa

Il elenco spagnolo permette di seguire buona parte dell'evoluzione internazionale dei diritti lavorativi.

La Spagna ha ratificato nel 1932 il Convenio 29 sul lavoro forzato; nel 1967, le convenzioni sulla parità di retribuzione, abolizione del lavoro forzato e discriminazione nel lavoro; e nel 1977 ha incorporato quelle relative alla libertà sindacale, negoziazione collettiva e età minima per lavorare.

Successivamente si sono aggiunti altri strumenti fondamentali, come il Convenzione 155 sulla sicurezza e salute dei lavoratori, ratificata nel 1985, e la Convenzione 182 sulle peggiori forme di lavoro minorile, nel 2001.

La relazione rimane aperta. Tra le incorporazioni più recenti compaiono la Convenzione 183 sulla protezione della maternità, ratificata l'11 dicembre 2025, e la Convenzione 191, relativa a determinate modifiche derivanti dal riconoscimento di un ambiente di lavoro sicuro e salutare come principio fondamentale, ratificata il 20 aprile 2026.

Un ufficio dell'OIL a Madrid dal 1986

La relazione istituzionale ha fatto un altro salto nel 1986, quando ha iniziato a funzionare l'Ufficio dell'OIL per la Spagna a Madrid a seguito di un accordo con il governo spagnolo.

Quello stesso anno inizia anche il periodo di cooperazione allo sviluppo che entrambe le parti hanno commemorato nel 2026. In queste quattro decadi, la Spagna e l'OIL hanno promosso 115 progetti in tutto il mondo e mobilitato più di 127 milioni di dollari.

America Latina e Caraibi sono stati la principale destinazione: la regione ha ricevuto circa tre quarti del finanziamento totale e ha ospitato più della metà dei progetti.

Tra le aree finanziate compaiono la lotta contro il lavoro minorile, l'occupazione giovanile, la protezione sociale, le migrazioni lavorative, i diritti dei popoli indigeni, la formalizzazione dell'economia informale e il rafforzamento del dialogo sociale.

Spagna, primo paese per convenzioni ratificate

Il numero elevato di ratifiche non significa che i 141 convenzioni siano attualmente applicati simultaneamente. Alcuni sono stati sostituiti da strumenti successivi, altri sono stati denunciati e altri sono stati abrogati.

Anche con questa precisione, l'OIL stessa colloca attualmente la Spagna come lo Stato membro che ha ratificato il maggior numero di convenzioni internazionali del lavoro.

Quella relazione è iniziata nel 1919, ha attraversato una parentesi di quindici anni durante il franchismo e si è rafforzata specialmente dalla Transizione e dall'apertura dell'ufficio spagnolo nel 1986. Più di un secolo dopo, la Spagna conserva una delle relazioni normative e di cooperazione più intense con l'organismo del lavoro delle Nazioni Unite.

Più chiavi, contesto e domande con FREN

CONTENUTI GENERATI DALL'AI

¿Cuáles son las funciones y competencias de la vicepresidenta segunda y ministra de Trabajo en el Gobierno de España?

La vicepresidenta segunda del Gobierno y ministra de Trabajo y Economía Social combina dos planos de responsabilidad: uno político, ligado a la Vicepresidencia Segunda, y otro funcional, como titular de un departamento ministerial especializado. Ambos están regulados principalmente por los reales decretos sobre vicepresidencias y sobre reestructuración de los departamentos ministeriales.

En síntesis, como vicepresidenta segunda ejerce las funciones que le encomiende el presidente del Gobierno y puede presidir determinadas comisiones delegadas; como ministra de Trabajo y Economía Social dirige y ejecuta la política gubernamental en materia de empleo, economía social y responsabilidad social de las empresas, a través de las Secretarías de Estado de Trabajo y de Economía Social.

Vicepresidencia Segunda del Gobierno: funciones y encaje

El marco general se recoge en el Real Decreto 830/2023, de 20 de noviembre, sobre las Vicepresidencias del Gobierno, modificado por el Real Decreto 1231/2023, de 29 de diciembre (texto en el BOE).

Conforme a este real decreto:

  • A la Vicepresidencia Segunda del Gobierno le corresponde el ejercicio de las funciones que le encomiende el presidente del Gobierno. Es decir, no tiene un “bloque de competencias” fijado en abstracto, sino que actúa como pieza de alta dirección política sobre aquellas materias que el presidente le designe.
  • Se prevé expresamente que la vicepresidenta segunda ostente la presidencia de la Comisión Delegada del Gobierno que se determine en el correspondiente real decreto. Estas comisiones son órganos colegiados del Gobierno que coordinan políticas sectoriales (por ejemplo, asuntos económicos o sociales).
  • Su posición en el organigrama del Ejecutivo es inmediatamente inferior al presidente y, en su caso, a la vicepresidencia primera, y por delante de ministros sin rango de vicepresidencia. Participa de pleno derecho en el Consejo de Ministros y en las comisiones delegadas que se le asignen.

En la práctica, la combinación de Vicepresidencia Segunda y cartera de Trabajo y Economía Social hace que la persona titular tenga un papel reforzado en la orientación global de las políticas laborales y sociales del Gobierno y en la negociación con otros departamentos y con los agentes sociales.

Ministerio de Trabajo y Economía Social: ámbitos materiales

El encaje básico del departamento se define en el Real Decreto 829/2023, de 20 de noviembre, por el que se reestructuran los departamentos ministeriales (texto en el BOE). En él se indica que:

  • Corresponde al Ministerio de Trabajo y Economía Social la propuesta y ejecución de la política del Gobierno en materia de empleo, economía social y responsabilidad social de las empresas.
  • El Ministerio se estructura, al menos en su nivel superior, en dos órganos clave:
    • Secretaría de Estado de Trabajo.
    • Secretaría de Estado de Economía Social.
Funciones principales de la Ministra de Trabajo y Economía Social

Sobre esa base normativa, las funciones y competencias políticas y administrativas de la ministra pueden agruparse en varios bloques:

  • Empleo: dirección de la política gubernamental en materia de fomento del empleo, calidad del empleo y políticas activas (en coordinación con los servicios públicos de empleo). Implica impulsar estrategias frente al desempleo, al paro juvenil y a la precariedad, y coordinar medidas con comunidades autónomas y agentes sociales.
  • Relaciones laborales y condiciones de trabajo: aunque el detalle se despliega en normas específicas, el liderazgo sobre la política de empleo incluye la iniciativa y negociación de reformas laborales, la regulación de las relaciones individuales y colectivas de trabajo, de la contratación, la jornada, la prevención de riesgos laborales o la resolución de conflictos colectivos.
  • Diálogo social: la ministra es la interlocutora política central del Gobierno con organizaciones sindicales y empresariales en todo lo relativo a empleo, relaciones laborales y protección de las personas trabajadoras, impulsando mesas de diálogo y acuerdos tripartitos.
  • Economía social: a través de la Secretaría de Estado de Economía Social, diseña y ejecuta la política de impulso a cooperativas, sociedades laborales, empresas de inserción y demás entidades de la economía social, incluyendo marcos de apoyo, financiación y reconocimiento institucional.
  • Responsabilidad social de las empresas (RSE): corresponde al ministerio promover marcos de RSE, estándares de buen gobierno en el ámbito laboral y medidas para fomentar prácticas empresariales socialmente responsables, especialmente en materia de empleo de calidad, igualdad y conciliación.
  • Inspección de Trabajo y Seguridad Social: aunque su estatuto y organización se desarrollan en normas específicas, el departamento ejerce la dirección política sobre el Organismo Estatal Inspección de Trabajo y Seguridad Social, que vela por el cumplimiento de la normativa laboral y de seguridad social.
  • Dimensión internacional y europea: la ministra representa al Gobierno en foros laborales internacionales y de la Unión Europea (por ejemplo, en el Consejo EPSCO), defendiendo la posición española en materia de empleo, derechos laborales y economía social.

Relación entre Vicepresidencia Segunda y Ministerio de Trabajo

Cuando la misma persona ostenta la Vicepresidencia Segunda y el Ministerio de Trabajo y Economía Social, se produce una integración funcional:

  • Como ministra, dirige un departamento con competencias sectoriales claras (empleo, economía social y RSE).
  • Como vicepresidenta segunda, eleva ese ámbito a una posición central en la acción del Gobierno, coordinando con otras carteras (economía, seguridad social, igualdad, educación, industria, etc.) y presidiendo comisiones delegadas que integran políticas laborales, sociales y económicas.

En conjunto, sus funciones combinan la gestión ordinaria de las políticas laborales y de economía social con un papel de dirección estratégica y coordinación interministerial dentro del núcleo político del Gobierno.

¿Qué pasos debe seguirse para que una candidatura como la de Yolanda Díaz sea elegida como directora de la OIT?

Para que una candidatura como la de Yolanda Díaz pudiera llegar a ser elegida directora general de la Organización Internacional del Trabajo (OIT) hay que seguir un itinerario que combina pasos formales dentro de la OIT y una intensa negociación diplomática entre Estados. No es un “concurso abierto” individual, sino una elección política entre gobiernos representados en el órgano de gobierno de la organización.

1. Quién elige al director general de la OIT

La OIT es un organismo tripartito (gobiernos, sindicatos y empresarios), pero la elección del director general la realiza el Consejo de Administración, en el que:

  • Se sientan representantes de gobiernos, organizaciones de trabajadores y de empleadores.
  • Los gobiernos ocupan la mayoría de los asientos y tienen un peso decisivo en la elección.
  • La votación se realiza entre las delegaciones de los Estados miembros que forman parte del Consejo de Administración.

Por tanto, el primer dato clave es que no votan todos los Estados de la ONU, ni todos los miembros de la OIT, sino solo los que forman parte de ese órgano en el momento de la elección.

2. Presentación de candidaturas

Las candidaturas al puesto de director general no se presentan “a título personal”, sino a través de un Estado miembro. Para que una persona española, como podría ser Yolanda Díaz, aspire al cargo, se seguirían en esencia estos pasos iniciales:

  • El Gobierno de España decide políticamente respaldar su candidatura.
  • Normalmente, el Ministerio de Asuntos Exteriores y el departamento competente en trabajo/empleo coordinan la propuesta.
  • España comunica formalmente a la OIT la candidatura dentro del plazo fijado por el Consejo de Administración (se abre un periodo oficial para presentar nombres).
  • Se envía un currículum detallado y una carta de motivación/proyecto, conforme a los requisitos establecidos por la OIT.

Sin este respaldo estatal formal, la candidatura no entra siquiera en la lista oficial de personas aspirantes.

3. Campaña diplomática y construcción de apoyos

Una vez registrada la candidatura, se abre un periodo de campaña y búsqueda de apoyos:

  • La persona candidata se reúne con representantes de otros gobiernos, sindicatos y organizaciones empresariales para explicar su programa.
  • El Estado que la promueve activa su red diplomática (embajadas, misiones permanentes) para recabar votos entre los países que están en el Consejo de Administración.
  • Se negocian apoyos dentro de bloques regionales (Unión Europea, Grupo de Estados latinoamericanos, africanos, asiáticos, etc.).
  • Se suelen hacer compromisos programáticos y de orientación de la organización para ganar confianza.

En la práctica, este es uno de los pasos decisivos: no basta con un buen perfil técnico; es imprescindible tejer una mayoría política en un órgano relativamente reducido.

4. Proceso de selección en el Consejo de Administración

Llegado el momento de la elección, el Consejo de Administración:

  • Recibe oficialmente la lista de candidaturas aceptadas.
  • Pide a las personas candidatas que presenten su visión estratégica para la OIT y respondan a preguntas.
  • Organiza uno o varios debates o audiencias internos.
  • Procede a la votación secreta, en una o varias rondas.

Si ninguna persona obtiene la mayoría necesaria en la primera votación, se van eliminando las candidaturas con menos apoyo y repitiendo sucesivas rondas hasta que una logra la mayoría requerida. Quien resulte elegida es nombrada directora o director general por un mandato determinado (actualmente, cinco años renovables).

5. Papel específico que debería jugar España

Aplicado a un caso como el de Yolanda Díaz, los pasos clave para que su candidatura fuera viable incluirían:

  • Decisión política interna del Gobierno español de presentarla y respaldarla unánimemente.
  • Definir una estrategia de campaña internacional coordinada entre Trabajo y Exteriores.
  • Conseguir un apoyo sólido dentro de la Unión Europea, tratando de que no haya otra candidatura europea competidora.
  • Priorizar contactos con los países que ocupan asiento en el Consejo de Administración durante el periodo electoral.
  • Movilizar a los agentes sociales españoles (sindicatos y patronales) para que influyan en sus redes internacionales dentro del sistema tripartito de la OIT.

En resumen, el camino hacia la dirección de la OIT es esencialmente político y diplomático: exige primero el aval formal de un Estado, después una intensa campaña internacional para sumar apoyos y, finalmente, ganar una votación secreta en el Consejo de Administración de la organización.

¿Cuáles fueron los resultados de las últimas elecciones generales en España y qué partidos tienen mayor representación en el Congreso?

Las últimas elecciones generales celebradas en España fueron las del 23 de julio de 2023 (el “23J”). De ellas salió el Congreso de los Diputados de la actual XV Legislatura, que sigue en vigor en 2026. En esas elecciones el Partido Popular (PP) fue la fuerza más votada en escaños, pero la investidura la consiguió Pedro Sánchez gracias a una mayoría alternativa en la Cámara.

A partir de las distintas piezas de análisis parlamentario y de aritmética de bloques que recopila el periódico Demócrata, se puede resumir así la correlación de fuerzas en el Congreso surgido del 23J:

Partidos con mayor representación en el Congreso

En número de escaños, los partidos con más peso en la Cámara Baja tras las elecciones generales de julio de 2023 son, por este orden:

  • Partido Popular (PP): es el grupo con más diputados. Diversos análisis de encuestas posteriores comparan sus proyecciones con “los 137 escaños logrados en las elecciones generales de 2023”, lo que indica que ésa fue su representación de partida.
  • Partido Socialista Obrero Español (PSOE): segundo grupo de la Cámara. Los mismos artículos demoscópicos toman como referencia que en el 23J obtuvo 121 diputados. Con esos escaños y los de Sumar se articula el actual Gobierno de coalición.
  • Vox: tercera fuerza en el Congreso. Las comparativas de encuestas señalan de forma reiterada que en las generales de 2023 consiguió 33 escaños y alrededor del 12,4 % de los votos, desde donde se proyectan sus subidas posteriores.
  • Sumar: cuarta fuerza, que concurría como coalición amplia a la izquierda del PSOE. Los análisis de promedio de encuestas y de fragmentación de la izquierda recuerdan que en las elecciones de julio de 2023 esta candidatura conjunta obtuvo 31 diputados. Dentro de esa lista iba integrado Podemos, que no tenía grupo propio al inicio de la legislatura.

Por debajo de estos cuatro grandes bloques estatales, el Congreso se completa con una serie de formaciones nacionalistas, independentistas y regionalistas, que tienen un peso clave en la gobernabilidad:

  • ERC (Esquerra Republicana de Catalunya) y Junts per Catalunya, con 7 diputados cada uno, según detalla el análisis “Socios que aprietan, pero no ahogan: pasado y presente del bloque de investidura en el Congreso”.
  • EH Bildu, con 6 escaños, y el Partido Nacionalista Vasco (PNV), con 5 diputados, que completan el bloque vasco.
  • BNG (Bloque Nacionalista Galego), con 1 diputado, y Coalición Canaria (CC), también con 1 escaño, que figuran en los recuentos de socios potenciales del Gobierno.
  • UPN (Unión del Pueblo Navarro), con 1 diputado, alineado habitualmente con el bloque de derechas (PP y Vox).
Bloques parlamentarios y mayoría de investidura

Sobre esa base de escaños, Demócrata reconstruye la aritmética de la investidura de Pedro Sánchez y de la legislatura:

  • El bloque de la derecha —formado por PP, Vox y UPN— suma 171 diputados. Esa cifra se cita de forma recurrente como el “listón” que Gobierno y socios deben superar en cada votación relevante.
  • El bloque de investidura del Gobierno arranca de la suma de PSOE y Sumar (147 escaños), a los que se añaden ERC, Junts, EH Bildu, PNV, BNG y Coalición Canaria. En conjunto, estos apoyos permiten alcanzar en torno a 179 escaños, superando la mayoría absoluta del Congreso (176) y explicando que Sánchez pudiera ser investido pese a no ser el líder del partido con más diputados.

En resumen, las últimas elecciones generales han configurado un Congreso en el que:

  • El PP es la fuerza con mayor representación (137 escaños), seguido por PSOE (121), Vox (33) y Sumar (31).
  • El Gobierno lo forman PSOE y Sumar, apoyados externamente por una constelación de partidos nacionalistas y regionalistas que, en conjunto, inclinan la balanza frente al bloque PP–Vox–UPN.
  • La legislatura es muy fragmentada y cualquier mayoría estable exige negociar de forma continua con varias fuerzas territoriales, que se han convertido en actores decisivos pese a su menor tamaño en escaños.

Giocare

Metti alla prova ciò che sai con FREN!

Quanto ne sai di questo argomento? Rispondi a quanto segue 3 domande.

¿En qué año volvió España a incorporarse a la OIT tras el paréntesis del franquismo?

Chiedere 1 Di 3

¿Cuántos convenios internacionales del trabajo ha ratificado España según la base de datos NORMLEX de la OIT?

Chiedere 2 Di 3

¿Qué región ha sido el principal destino de la cooperación al desarrollo impulsada por España y la OIT?

Chiedere 3 Di 3

Ciao, sono Fren. Come posso aiutarti?