L'organizzazione umanitaria Consiglio Norvegese per i Rifugiati (NRC) ha riferito questo giovedì della morte violenta di due dei suoi collaboratori a Port-au-Prince, capitale di Haiti, nel mezzo della spirale di violenza che affligge da anni la città e i cui quartieri sono, in larga misura, dominati da potenti bande armate.
Il segretario generale della ONG, Jan Egeland, ha confermato il "brutale assassinio" dei lavoratori Bonaparte Février e Richard Alexandre, avvenuto lo scorso mercoledì.
Egeland ha reso omaggio sui social network a "due lavoratori instancabili, membri chiave di un eroico team ad Haiti per prevenire e alleviare la crescente sofferenza dei loro connazionali haitiani".
"Né la società haitiana né il mondo esterno possono tollerare che i civili, inclusi gli operatori umanitari, siano uccisi con impunità. Dobbiamo a Bonaparte e Richard continuare la loro missione umanitaria ad Haiti e testimoniare le atrocità lì", ha concluso.
Il coordinatore per le Emergenze dell'ONU, Tom Fletcher, ha condannato con fermezza anche i crimini. Fletcher, "orrorizzato" dagli assassinii, ha chiesto che i responsabili siano portati davanti alla giustizia e ha esortato a che finisca la "violenza generalizzata" che devasta il paese.
Le Nazioni Unite calcolano che circa 5.700 persone abbiano perso la vita nel 2026 a causa dell'ondata di violenza criminale ad Haiti, aggravata dall'assassinio dell'ex presidente Jovenel Moise nel 2021, che ha scatenato un'offensiva delle mafie e ha lasciato indebolite le forze di sicurezza in ampie zone della capitale, Port-au-Prince, e in province chiave per l'economia del paese, come Artibonito.