La minaccia inviata dalla Russia alla NATO riguardo a un eventual attacco contro il suo territorio non deriva unicamente dalla retorica impiegata dal Cremlino. La Russia ha ufficialmente modificato la sua dottrina nucleare nel novembre del 2024 e ha ampliato gli scenari in cui contempla la possibilità di utilizzare il suo arsenale atomico, inclusi determinati attacchi effettuati con armamenti convenzionali.
Il cambiamento è stato approvato da Vladimir Putin il 19 novembre 2024, quando ha firmato il decreto che ha sostituito i principi sulla deterrenza nucleare in vigore dal 2020. Il documento stabilisce le minacce che la Russia intende neutralizzare mediante la sua capacità nucleare e le condizioni sotto le quali potrebbe ricorrere a queste armi.
La dottrina non significa che qualsiasi attacco contro il territorio russo provochi automaticamente una risposta nucleare. Stabilisce una serie di presupposti in cui Mosca si riserva la possibilità di impiegare queste armi, mentre la decisione finale spetta al presidente russo.
Un attacco nucleare contro la Russia
Il presupposto più evidente è un'aggressione contro la Russia mediante armi nucleari o altre armi di distruzione di massa.
La dottrina russa mantiene così la funzione tradizionale del suo arsenale come strumento di deterrenza nei confronti di un'altra potenza nucleare, ma la riforma del 2024 ha ampliato significativamente gli scenari contemplati da Mosca.
Un attacco convenzionale che comporti una minaccia critica
Uno dei cambiamenti più importanti riguarda proprio le armi convenzionali. La Russia contempla ora la possibilità di utilizzare il suo arsenale nucleare se un'aggressione convenzionale comporta una minaccia critica per la sua sovranità o integrità territoriale o per quella della Bielorussia.
Questa formulazione ha abbassato rispetto alla dottrina precedente la soglia espressa pubblicamente per contemplare una risposta nucleare e ha esteso la copertura russa al suo stretto alleato bielorusso.
Non implica che ogni missile, drone o incursione sul territorio russo riceverà una risposta nucleare. La condizione introdotta nella dottrina richiede che Mosca consideri che esista quella minaccia critica, il che lascia un margine considerevole di valutazione politica e militare.
Un attacco sostenuto da una potenza nucleare
La riforma ha inoltre incorporato una disposizione particolarmente rilevante per la relazione con la NATO. La Russia stabilisce che un'aggressione effettuata da uno Stato non nucleare con la partecipazione o il supporto di una potenza nucleare può essere considerata un'aggressione congiunta.
Il cambiamento si è verificato in pieno dibattito sull'uso da parte dell'Ucraina di armamenti occidentali a lungo raggio contro obiettivi situati all'interno della Russia. Mosca aveva precedentemente avvertito che considerava che determinate operazioni effettuate con sistemi occidentali comportavano un coinvolgimento sempre maggiore dei paesi che fornivano quelle armi.
Questa parte della dottrina risulta particolarmente significativa perché numerosi paesi che forniscono supporto militare all'Ucraina fanno parte della NATO e tre alleati —Stati Uniti, Regno Unito e Francia— sono potenze nucleari.
Attacchi massicci dall'aria
La revisione del 2024 ha anche ampliato le circostanze relative alla rilevazione di un attacco aereo su larga scala.
Tra gli scenari contemplati da Mosca c'è la ricezione di informazioni affidabili sul lancio massiccio o sul superamento del confine russo da parte di determinati mezzi di attacco aerospaziale, una categoria che può comprendere missili, aerei e droni.
L'inclusione di questi presupposti riflette il peso che hanno acquisito gli attacchi convenzionali a lungo raggio nella strategia militare e nella guerra in Ucraina.
La Bielorussia entra nell'equazione nucleare russa
Un'altra delle novità è stata l'inclusione espressa di Bielorussia. La Russia contempla una possibile risposta nucleare di fronte a determinate aggressioni contro il territorio del suo alleato se soddisfano le condizioni riportate nella sua dottrina.
Mosca e Minsk avevano già approfondito la loro cooperazione nucleare prima della riforma. La Russia ha dispiegato armamenti nucleari tattici sul territorio bielorusso e entrambi i paesi hanno effettuato esercitazioni relative a questo tipo di armi.
La modifica della dottrina ha così aggiunto una dimensione formale a quella relazione incorporando la sicurezza territoriale bielorussa a determinati presupposti della politica russa di deterrenza.
La decisione spetta a Putin
Che uno di questi scenari si verifichi non equivale a che la Russia debba utilizzare armi nucleari. La dottrina definisce le circostanze in cui Mosca contempla questa possibilità e fa parte della sua strategia di deterrenza, il cui obiettivo dichiarato è impedire che un avversario consideri accettabile un'aggressione.
Il decreto stabilisce che la direzione generale della politica russa di deterrenza nucleare spetta al presidente della Federazione Russa, attualmente Vladimir Putin.
Questa differenza risulta particolarmente importante dopo l'avvertimento inviato alla NATO riguardo a Kaliningrado. La Russia ha affermato che potrebbe utilizzare armi nucleari se l'Alleanza tentasse di isolare l'enclave, ma questo costituisce un avvertimento su uno scenario ipotetico, non l'annuncio di una decisione di impiegare l'arsenale nucleare.
La NATO ha risposto chiedendo a Mosca di abbandonare le minacce nucleari e sostiene che attualmente non rileva una minaccia imminente contro il territorio alleato.