L'intelligenza spagnola vede probabile un aumento delle azioni ostili contro Ceuta e Melilla nella "zona grigia"

I servizi di intelligence non possono attribuire a un attore concreto l'organizzazione dell'entrata massiva, mentre il Governo sostiene che ci sia stata coordinazione con il Marocco.

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crisis migratoria ceuta

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I servizi di intelligence spagnoli considerano probabile che nei prossimi mesi aumentino le azioni ostili contro Ceuta e Melilla all'interno della cosiddetta "zona grigia", secondo rapporti ai quali ha avuto accesso El País. Questa categoria comprende azioni situate tra la normalità e un confronto aperto e può includere attacchi informatici, campagne di disinformazione, sabotaggi o pressione migratoria. 

Gli stessi rapporti considerano, invece, molto poco probabile un'azione militare marocchina a breve o medio termine per cercare di impadronirsi delle due città spagnole del nord Africa. El País colloca così il principale rischio in azioni al di sotto della soglia di un conflitto armato, più difficili da attribuire e da rispondere mediante una reazione militare convenzionale. 

Una crisi migratoria che ha rimesso a fuoco la pressione su Ceuta

La entrata massiccia registrata a fine luglio ha posto precisamente la pressione migratoria e l'attività sui social media al centro del dibattito sulla sicurezza di Ceuta. La ministra della Difesa, Margarita Robles, ha spiegato in Congresso che lo Stato Maggiore della Difesa aveva identificato una prima fase di "migrazione concentrata" dall'8 luglio e che successivamente si è verificato il passaggio massiccio. 

Secondo Robles, sui social media è stata diffusa un'interpretazione della sentenza della Corte Suprema sulle restituzioni di persone che accedono a Ceuta via mare, accompagnata da messaggi che hanno contribuito a generare un "effetto richiamo". La ministra ha inoltre sottolineato che alcune pubblicazioni diffondevano immagini destinate a mostrare una presunta inattività delle autorità di frontiera marocchine.

Il Governo ha infine quantificato in 72.000 le persone arrivate a Ceuta durante l'entrata massiccia del 30 luglio, sebbene una parte maggiore sia tornata successivamente in Marocco. Il Ministero della Politica Territoriale ha precisato che quella cifra non era aumentata nonostante dichiarazioni successive che parlavano di 80.000 persone.

Il ruolo del Marocco rimane sotto scrutinio

Il ruolo svolto dal Marocco durante la crisi è stato oggetto di dibattito politico. Robles ha chiesto pubblicamente alle autorità marocchine di indagare "fino in fondo" su quanto accaduto e ha difeso il lavoro dei servizi di intelligence spagnoli, inclusi il CNI, il CIFAS e i servizi di informazione della Polizia e della Guardia Civile

Il Ministero dell'Interno, da parte sua, ha sottolineato fin dall'inizio della crisi la collaborazione della Spagna con il Marocco in materia migratoria e ha affermato che le reti di traffico di persone stavano strumentalizzando una sentenza giudiziaria per favorire il flusso di migranti. Entrambi i paesi hanno concordato di rafforzare il coordinamento e lavorare per facilitare il ritorno di coloro che erano entrati irregolarmente a Ceuta. 

Le informazioni pubblicate da El País aggiungono una valutazione diversa: secondo i rapporti consultati dal quotidiano, i servizi di intelligence non considerano che il Majzén avesse pianificato l'assalto massiccio, anche se credono che il Marocco possa aver strumentalizzato successivamente la crisi per rafforzare la sua rivendicazione sulla sovranità di Ceuta e Melilla. Questa conclusione deriva dalle informazioni attribuite dal quotidiano a quei rapporti e non da una comunicazione pubblica dei servizi di intelligence. 

Il CNI ha sì rilevato una convocazione prima dell'entrata massiva

Uno degli aspetti che ha generato maggiore controversia è quale informazione gestivano i servizi di intelligence prima del 30 luglio. Robles ha affermato in Congresso che gli agenti del CNI hanno comunicato il 29 luglio alla Delegazione del Governo a Ceuta che esisteva una convocazione per tentare di entrare a nuoto nella città il giorno successivo, coincidente con la Festa del Trono del Marocco. 

La ministra non ha dettagliato se quella comunicazione si sia concretizzata in un rapporto scritto e ha sottolineato che i servizi di intelligence lavorano anche attraverso altre forme di comunicazione. La sua versione ha provocato un confronto pubblico con quella del ministro dell'Interno, Fernando Grande-Marlaska, che ha sostenuto che non esisteva alcun rapporto che permettesse di anticipare un'entrata delle dimensioni che alla fine si è verificata. 

La Delegazione del Governo a Ceuta ha anche negato di aver ricevuto un rapporto che avvertisse di ciò che sarebbe successo il 30 luglio. La discrepanza tra le versioni di Robles e Marlaska è diventata uno dei principali temi politici derivati dalla gestione della crisi. 

I social media, un altro fronte della crisi

L'attività sui social media non è terminata con l'entrata massiva. Nei primi giorni di agosto hanno iniziato a circolare nuove convocazioni per tentare di accedere a Ceuta, tra cui una prevista per il 15 agosto. Il Governo della città autonoma ha confermato di essere a conoscenza di quei richiami e ha espresso la sua preoccupazione per la possibilità che si verificasse un nuovo ingresso massivo.

RTVE ha successivamente analizzato messaggi pubblicati su WhatsApp, Facebook, Instagram e TikTok relativi a quella nuova convocazione e ha documentato l'esistenza di gruppi e comunità in cui venivano condivisi possibili date, percorsi e consigli per cercare di arrivare in Spagna.

La convocazione alla fine non ha portato a un nuovo ingresso massiccio. Il Marocco ha rinforzato il dispositivo di sicurezza alla frontiera durante quei giorni, mentre la Spagna ha mantenuto rinforzati i suoi mezzi di polizia e militari a Ceuta.

 

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