Tre consiglieri del Governo di Ceuta sono comparsi davanti al giudice dell'Audiencia Nacional María Tardón, istruttore della causa sull'ingresso massivo di migranti avvenuto nei giorni 30 e 31 luglio dal Marocco, per riferire che le autorità del paese vicino hanno mostrato un atteggiamento di passività sia durante la crisi di frontiera che nel trattamento dei 90 cadaveri recuperati.
Secondo quanto spiegato da fonti giuridiche a Europa Press, questo martedì hanno reso dichiarazione in qualità di testimoni all'Audiencia Nacional Alberto Ramón Gaitán, consigliere della Presidenza e Governazione; Nabila Benzina, consigliera della Sanità e Servizi Sociali, e Alejandro Ramírez, vicepresidente primo e responsabile dell'Ambiente, Servizi Urbani e Abitazione.
Secondo queste fonti, la consigliera della Sanità si è recata in più occasioni nella zona di frontiera il 30 luglio di fronte alla situazione generata e, nella sua ultima visita, già all'alba, si è trovata lì con l'allora delegato del Governo a Ceuta, Miguel Ángel Pérez Triano, che ha insistito sul fatto che "le autorità marocchine stanno collaborando".
Interrogata dalla magistrata se avesse interpretato che Pérez Triano si stava esprimendo in tono ironico, Benzina ha manifestato di non saperlo, anche se ha ammesso che quella frase le è sembrata offensiva.
Le stesse fonti hanno precisato che la consigliera ha riferito che è stato necessario abilitare spazio per 90 cadaveri, quando la città aveva solo capacità per sette, e che il Marocco si è rifiutato di farsi carico dei corpi, "anche quelli identificati".
I consiglieri hanno ribadito anche che le forze di sicurezza marocchine hanno mantenuto un atteggiamento passivo durante l'ingresso, al punto che alcuni agenti, secondo la loro testimonianza, si limitavano a guardare il telefono cellulare o a pregare. Nonostante ciò, i testimoni hanno sottolineato che l'accesso delle persone è avvenuto in modo organizzato, secondo le fonti consultate.