La Corte d’appello di Madrid esime dalla responsabilità quattro poliziotti accusati di aver aggredito un minorenne e di aver manipolato l’atto giudiziario

La Corte di Madrid assolve quattro agenti di polizia accusati di aver aggredito un minorenne e di aver falsificato il verbale dopo un intervento a Tetuán nel 2023.

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Il Tribunale Provinciale di Madrid ha deciso di assolvere quattro agenti della Policía Nacional dai reati contro l’integrità morale e di falso in documento ufficiale che venivano loro contestati per un’azione di polizia svolta durante la notte tra il 7 e l’8 settembre 2023 nel distretto di Tetuán.

Nella sentenza, alla quale ha avuto accesso Europa Press, il tribunale conclude che le prove assunte in dibattimento non sono sufficienti per distruggere la presunzione di innocenza dei funzionari né per accertare, oltre ogni ragionevole dubbio, gli elementi essenziali dei reati contestati.

I magistrati ritengono che l’intervento della polizia sia nato da un’azione legittima nei confronti di un gruppo di giovani che, in conformità agli avvisi ricevuti, stava seguendo e tentando di derubare una coppia.

Allo stesso modo, considerano che non sia stato dimostrato che gli agenti abbiano colpito un minore appartenente al gruppo quando era già stato immobilizzato, con l’intento di umiliarlo o di attentare alla sua integrità morale, né che le inesattezze riscontrate nella documentazione della polizia fossero dovute a una manipolazione consapevole e sostanziale dei fatti.

La Sezione impone d’ufficio le spese processuali e annulla qualsiasi misura cautelare personale o patrimoniale che eventualmente potesse ancora essere mantenuta. La sentenza può essere impugnata in appello davanti alla Sala di diritto civile e penale del Tribunal Superior de Justicia di Madrid.

Azione di polizia a Tetuán

I fatti si collocano nella notte dell’8 settembre 2023, quando il servizio di emergenza della Policía Nacional ha ricevuto una prima chiamata da un uomo che segnalava che lui e la sua compagna, incinta, venivano seguiti da diverse persone per strada a Bravo Murillo. Come ha raccontato, un commerciante aveva avvisato loro che i giovani potevano tentare di derubarli.

Dopo questo primo intervento, la coppia ha ricontattato lo 091 ritenendo che il gruppo avesse ripreso il pedinamento e che si fossero visti costretti a rifugiarsi in un locale di ristorazione per evitare un possibile furto. Gli agenti sono intervenuti di nuovo e hanno scortato i denuncianti fino all’hotel dove alloggiavano.

Nel corso della seconda azione, la donna ha indicato uno dei giovani che, come ha dichiarato, li stava seguendo. Quando i poliziotti si sono avvicinati, il minore, di 17 anni in quel momento, ha spinto uno degli agenti ed è fuggito. Tre funzionari hanno iniziato l’inseguimento fino a via Sófora, dove infine sono riusciti a intercettarlo.

In conformità con il racconto dei fatti accertati, durante l’inseguimento il giovane colpì al petto l’agente che alla fine riuscì a raggiungerlo, senza causargli lesioni, dopodiché ebbe luogo una colluttazione per ridurlo. Nel corso di tale confronto, il funzionario riportò escoriazioni superficiali sull’avambraccio.

Questo episodio si collega a un precedente giudiziario rilevante: una sentenza definitiva del Juzgado de Menores número 3 di Madrid, del 27 novembre 2024, ha condannato il giovane per un reato di attentato, un altro lieve di lesioni e uno di resistenza, dopo aver riconosciuto per conformità, tra l’altro, di aver spinto uno dei poliziotti e colpito un altro durante l’intervento.

L’accusa sosteneva che, una volta conclusa la colluttazione e ridotto il minore, tre dei agenti gli avessero inferto pugni e calci mentre un quarto restava senza intervenire. Inoltre, attribuiva loro espressioni di carattere dispregiativo e razzista. Tuttavia, l’Audiencia ritiene che non sia stato sufficientemente dimostrato che tale aggressione sia avvenuta nei termini descritti dal Ministerio Fiscal.

Non si ritiene inoltre accreditato che i funzionari abbiano lasciato il giovane sulla carreggiata dopo essere stati rimproverati dai vicini, né che la lesione inciso-contusa di 1,5 centimetri osservata successivamente nella regione parietale sinistra avesse la sua origine diretta nell’azione della polizia. Il rapporto medico-legale ha stabilito che la ferita richiese un primo intervento sanitario e otto giorni di guarigione non invalidanti.

Valutazione dei video registrati dai vicini

Uno degli elementi chiave del procedimento è stata l’analisi delle registrazioni effettuate da residenti della calle Sófora. La Sala ammette la loro validità come prova, poiché sono state riprodotte nel dibattimento orale e confermate da coloro che le avevano realizzate, ma conclude che la loro qualità e le circostanze di acquisizione impediscono di trarre conclusioni chiare e inequivocabili su quanto accaduto.

La registrazione principale, di circa venti secondi, mostra diversi uomini su una strada con scarsa illuminazione, due dei quali si rialzano dal pavimento mentre un’altra persona resta distesa sulla carreggiata. Nelle immagini si nota un movimento del braccio di uno degli individui, ma non è possibile determinare con sicurezza che si tratti di un colpo capace di impattare sul giovane. Non risulta neppure provato che il gesto di un altro degli agenti che compare nel video costituisca un calcio che colpisca la persona che si trova a terra.

La Corte conclude, di conseguenza, che l’insieme delle prove non consente di affermare, con il grado di certezza richiesto nell’ambito penale, che i funzionari abbiano compiuto un’aggressione arbitraria o non necessaria.

Nella sua motivazione giuridica, la Sezione ricorda che il reato contro l’integrità morale commesso da autorità o funzionario pubblico, previsto dall’articolo 175 del Codice Penale, richiede qualcosa di più di una condotta scorretta, rimproverabile o anche eticamente censurabile.

Affinché esista responsabilità penale, è necessario accertare un quid in più di umiliazione, di vessazione o di assoggettamento della vittima a una sofferenza fisica o morale di particolare intensità, nonché un abuso della condizione di funzionario. Non basta, quindi, constatare un’azione di polizia poco diligente o l’uso della forza che possa essere contestato da altri profili di responsabilità.

In questo caso, il tribunale conclude che non è stato dimostrato che gli agenti abbiano agito mossi da spirito di ritorsione né che abbiano impiegato la forza con lo scopo di umiliare o menomare la dignità del minore. Al contrario, ritiene che l’intervento iniziale fosse giustificato dalla necessità di contenere una persona che aveva intrapreso la fuga e opposto resistenza, dopo aver aggredito due funzionari.