La Corte sostiene la giudice e scarta di indagare il ruolo della responsabile delle Strade della Diputació nella dana

La Audiencia di Valencia sostiene la giudice di Catarroja e rifiuta di ampliare l'indagine sulla deputata delle Strade per la dana del 2024.

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La sezione seconda dell'Audienza di Valencia ha respinto un ricorso presentato contro una risoluzione della giudice di Catarroja, che istruisce la causa sulla gestione della dana del 29 ottobre 2024, e nella quale ha negato la richiesta di un'accusa particolare di praticare nuove indagini sull'operato della vicepresidente seconda della Diputació de València e deputata delle Strade, Reme Mazzolari, durante le piene.

In un'ordinanza, l'Audienza conclude che nella fase di istruzione sono già state concordate dichiarazioni di testimoni ai quali può essere interrogato sullo stato delle strade, così come sulle informazioni che hanno ricevuto e trasmesso riguardo alle strade e alle misure che potevano essere proposte o adottate in questo ambito.

Il ricorso dell'accusa particolare si basava sulla comparsa di Mazzolari come testimone davanti alla giudice, nella quale ha dichiarato di non aver avuto conoscenza della gravità di quanto accaduto il 29 ottobre 2024 fino a circa le 19:00, e che tale informazione le sarebbe pervenuta tramite la televisione, un aspetto che detta parte non considerava "verosimile".

Per questa accusa, l'autorità o il responsabile dell'area delle strade "può avere rilevanza penale se, disponendo di informazioni dirette o indirette su rischi gravi per la circolazione, non ha promosso o non ha coordinato misure minime di protezione", e si riferiva alla strada in cui sono morti i suoi familiari, sostenendo che se "è rimasta aperta o non adeguatamente segnalata quando già esistevano dati di grave rischio", l'istruzione doveva chiarire "chi aveva il dovere giuridico di agire e perché non si è agito".

Di conseguenza, reclamava che si approfondisse l'aspetto della sicurezza stradale, le chiusure delle strade e "la responsabilità di coloro che avevano il dovere di conoscere, comunicare e agire". Richiedeva a tal fine una serie di indagini che considerava "necessarie" al fine di determinare se l'intervento di Mazzolari dovesse "rimanere sul piano strettamente testimoniale o se, al contrario, i dati oggettivi che risultano dall'istruzione giustificano di valutare la sua citazione in un'altra condizione processuale, con pieno rispetto ai suoi diritti di difesa".

Tuttavia, la sala ricorda che, in questo caso, è stato attivato il CECOPI per dirigere la gestione dell'emergenza, assumendo, tra l'altro, le competenze di chiusura delle strade e di informazione ai cittadini, per cui l'"utilità" della linea di indagine proposta, centrata sull'indagare "competenze generiche" in materia di strade, "richiedeva un'analisi del quadro normativo che definisse le funzioni e le obbligazioni, e permettesse di affermare la posizione di garante".

Posizione di garante e ambito dell'indagine

Questa esame giuridico, aggiunge la risoluzione, deve collegarsi con i concreti risultati di morte che si indagano. In questo senso, sottolinea che la posizione di garante "deve essere stabilita secondo criteri giuridici e non ci si può aspettare che venga chiarita mediante un'apporto massivo e indiscriminato di dati o di ogni tipo di informazioni in materia di strade".

"La conoscenza delle leggi e dei regolamenti pubblicati in Spagna non richiede un'indagine giudiziaria", sottolinea la Corte, che rimprovera al ricorso di appello di omettere il supporto normativo che permetterebbe di attribuire la posizione di garante a Mazzolari o ad altre persone, "e non spiega in che misura si chiarirebbe mediante l'ottenimento generico di tale cumulo di dati e informazioni".

Inoltre, la sala evidenzia che in questa causa sono già state praticate "moltitudini di atti di indagine" e che la documentazione incorporata è "molto abbondante", per cui la pertinenza delle nuove azioni richieste "richiederebbe di identificare i deficit dei rapporti presentati o di concretizzare indiziariamente un'ipotesi, con qualche base oggettiva, in relazione ai decessi che si intendono indagare".

Di fronte a ciò, il tribunale avverte che un'indagine globale su tutta la catastrofe "risulterebbe prospettica, estranea agli scopi del processo penale e persino dannosa per la gestione della procedura". In ogni caso, sottolinea che, conformemente all'ordinanza impugnata della giudice, "sono già state concordate dichiarazioni di testimoni ai quali si può chiedere dello stato delle strade e delle informazioni che hanno ricevuto e trasmesso in relazione alle strade e alle misure che potrebbero essere proposte o adottate in questa materia".