Jéssica Rodríguez, ex-partner dell'ex ministro dei Trasporti José Luis Ábalos, è entrata nell'Audiencia Nacional, dove è sotto inchiesta nel 'caso Koldo', quasi 44.000 euro che ha percepito dalle aziende pubbliche Ineco e Tragsatec senza recarsi al suo posto, somma che deposita come eventuale responsabilità civile all'interno del procedimento penale.
In un'ordinanza emessa questo martedì e alla quale ha avuto accesso Europa Press, il magistrato Ismael Moreno attesta che Rodríguez ha effettuato un "versamento della somma depositata, per un importo di 39.950,54 euro, come responsabilità civile derivante dai fatti che le vengono attribuiti, insieme ai 4.000 versati il 14 ottobre scorso".
L'istruttore trasmette questa azione alla Procura Anticorruzione affinché "informa se procede" in questo momento processuale "considerare tale somma come depositata", vale a dire, se debba essere considerata formalmente depositata ai fini di coprire una possibile responsabilità civile futura.
Tragsatec e Ineco hanno già comunicato l'anno scorso al giudice che hanno corrisposto a Rodríguez un totale di 43.978,40 euro durante il periodo compreso tra il 2019 e il 2021, fase in cui è stata assunta da entrambe le società pubbliche e in cui, come ha ammesso lei stessa quando ha dichiarato mesi prima davanti alla Corte Suprema come testimone, non ha svolto alcun compito.
L'Audiencia Nacional ha deciso quest'anno di imputarla, nonostante la difesa della donna sostenesse che i fatti oggetto di indagine erano già stati giudicati nel procedimento del 'caso mascherine', causa in cui la Suprema Corte ha condannato Ábalos a 24 anni di carcere e in cui è stata analizzata anche la sua assunzione, comparendo allora in qualità di testimone.
Per il giudice, nella risoluzione dell'Alta Corte "non è stata risolta una responsabilità penale" riguardo a Rodríguez e, pertanto, non si è verificata "cosa giudicata" sulla sua situazione. Dopo averla citata a dichiarare già come indagata, Rodríguez ha scelto di avvalersi del suo diritto a non dichiarare.
La Procura Anticorruzione ha richiesto la sua imputazione ritenendo che "non solo non ha svolto alcun lavoro nelle aziende che l'hanno assunta, ma che il fine fondante del piano criminale era, appunto, che non lavorasse e, nonostante ciò, percepire uno stipendio mensile".