Il Tribunale Superiore di Giustizia di Castiglia e León (TSJCyL) ha condannato la Conselleria della Sanità della Giunta di Castiglia e León e il suo assicuratore, Relyens, a versare congiuntamente 28.000 euro a un paziente per una violazione della 'lex artis' durante un intervento di colecistectomia laparoscopica effettuato nel Complesso Ospedaliero di Ávila.
La sentenza annulla il rigetto per silenzio amministrativo della richiesta di responsabilità patrimoniale presentata all'Amministrazione autonoma e accoglie parzialmente il ricorso contenzioso presentato dal paziente, secondo le informazioni fornite dal Gabinetto Stampa del TSJCyL e raccolte da Europa Press.
Secondo quanto dettagliato dalla Sezione del Contenzioso-Amministrativo, il soggetto interessato è stato sottoposto il 15 giugno 2023 a un intervento programmato per l'estrazione della cistifellea. Il giorno successivo ha dovuto essere rioperato d'urgenza dopo aver subito un grave peggioramento clinico provocato dalla perforazione di un ansa dell'intestino tenue.
Il tribunale considera provato che la causa di tale perforazione è stata la sutura involontaria dell'ansa yeyunale nel posizionare o chiudere l'incisione del trocar sopraombelicale nella prima operazione, eseguita sotto visione diretta.
Come conseguenza di questa complicazione, il paziente ha sviluppato una peritonite fecaloidea che ha costretto a resecare 25 centimetri di yeyuno e ha motivato il suo ricovero nell'Unità di Terapia Intensiva (UTI), dove è rimasto fino al 21 agosto 2023, afflitto da uno shock settico e da varie patologie associate.
Il TSJCyL sottolinea che la mera esistenza del documento di consenso informato non libera da responsabilità l'Amministrazione, dato che questo strumento di buona prassi non tutela un'esecuzione medica scorretta in manovre effettuate sotto visione diretta.
D'altra parte, la Sezione esclude che ci sia stato un ritardo nella diagnosi né una perdita di opportunità nella rilevazione della complicazione postoperatoria. I magistrati ritengono che la risposta medica per identificare e risolvere la perforazione sia stata rapida e adeguata, essendosi sviluppata in un arco di 24 ore e dopo l'esecuzione dei necessari esami analitici e di radiodiagnostica prima di procedere alla seconda chirurgia.
Per quantificare l'indennizzo in 28.000 euro, il tribunale ricorre in modo orientativo al parametro degli incidenti stradali, valutando le conseguenze psicofisiche ed estetiche, gli interventi chirurgici, così come i giorni di ospedalizzazione e di recupero.
Inoltre, la risoluzione detrae dai giorni di danno i 45 giorni considerati come periodo standard di recupero della colecistectomia iniziale e esclude dal computo le patologie preesistenti che già presentava il paziente prima dell'assistenza sanitaria ora messa in discussione.