Scontro tra Costituzionale e Supremo nella fase finale dell'amnistia: dall'eccesso all'"ingerimento"

Il polso tra Costituzionale e Supremo si intensifica nell'applicare l'amnistia al 'procés' e affrontare la decisione finale su Puigdemont.

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La trattazione dell'amnistia è entrata questa settimana nella sua fase decisiva dopo che la Corte Suprema ha assunto la dottrina fissata dalla Corte Costituzionale e ha applicato la misura di grazia a vari dirigenti del 'procés'. Questo movimento ha scatenato uno scambio di rimproveri tra le due massime istanze giudiziarie dello Stato: la Suprema ha accusato la Costituzionale di volontà di "ingerence", mentre il tribunale di garanzia le ha rimproverato di essersi eccessivamente spinta oltre i margini della legge.

I magistrati della Sezione Penale della Suprema che in passato hanno giudicato il 'procés' hanno deciso questo martedì di applicare l'amnistia, sebbene per il momento solo all'ex vicepresidente catalano di ERC Oriol Junqueras e agli ex consiglieri Jordi Turull, Raül Romeva e Dolors Bassa, mantenendo in sospeso il loro pronunciamento sull''ex presidente' Carles Puigdemont, principale promotore del referendum illegale di indipendenza del 1 ottobre 2017.

La relazione del provvedimento è ricaduta sul magistrato Manuel Marchena, presidente del tribunale che ha giudicato il processo indipendentista catalano e una delle figure di riferimento della Sezione Penale, che ha guidato la risoluzione. In parallelo, la sentenza chiave della Costituzionale è stata redatta dal suo presidente, Cándido Conde-Pumpido.

Nel suo provvedimento, Marchena ha fatto riferimento a un'"ingerence non necessaria", un'apprezzamento che fonti della Costituzionale rifiutano categoricamente. A suo avviso, la Suprema parte da una base errata: non si può parlare di eccesso di potere perché è lo stesso tribunale di garanzia a definire i contorni della sua competenza.

Perciò, le fonti consultate sostengono che le accuse della Suprema mancano di fondamento legale. Rimandano alla legge organica che regola il funzionamento della Costituzionale, dove si stabilisce, sottolineano, che non è possibile sollevare dinanzi a essa conflitti di giurisdizione o competenza.

Quelle stesse fonti insistono sul fatto che ciò che è rilevante per i cittadini è che le decisioni della Costituzionale hanno carattere vincolante, qualcosa che Conde-Pumpido continua a ricordare nelle sue interventi pubblici riferendosi all'amnistia.

MARCHENA: "CONSIDERAZIONI ASSOLUTAMENTE NON NECESSARIE"

Nel suo provvedimento, Marchena ha rimproverato alla Costituzionale che le critiche rivolte all'interpretazione della Sezione Penale della Suprema per negare il perdono per malversazione sono "considerazioni assolutamente non necessarie per il sostegno di quanto risolto".

"La corteccia di quelle parole, la loro grandilocuenza non necessaria rivela il desiderio di adornare un ragionamento invasivo dell'ambito giurisdizionale che corrisponde alla Corte Suprema con espressioni chiamate a camuffare l'intensità dell'ingerenza", ha affermato il magistrato.

Marchena ha messo l'accento sul fatto che cinque magistrati del TC, integrati nel settore conservatore, si sono distaccati dalla maggioranza. A suo avviso, il "significativo numero di magistrati che hanno espresso la loro coincidenza con la tesi che ora rifiuta la maggioranza della Corte Costituzionale rende molto difficile accettare con naturalezza l'irrazionalità che si attribuisce alla decisione impugnata".

"La risoluzione che concede l'amparo a Bassa non è interpretata da questa Sezione come la manifestazione di un conflitto istituzionale con la Corte Costituzionale, ma come una rottura di questo organo con la propria giurisprudenza storica", ha sottolineato il presidente della Sezione Penale.

PER CONDE-PUMPIDO C'È STATA "UN'INTERPRETAZIONE ESTENSIVA"

La sentenza della Corte Costituzionale sulla malversazione, la cui relazione è stata assunta da Conde-Pumpido, ha rimproverato ai magistrati della Suprema di aver effettuato un'"interpretazione estensiva, contraria allo spirito e alla finalità" della legge di amnistia riguardo a quel reato per escluderlo dal perdono.

Secondo il presidente del tribunale di garanzia, le risoluzioni che si sono rifiutate di amnistiare la malversazione "hanno incorso in un'interpretazione imprevedibile dei precetti applicabili".

Inoltre, ha aggiunto che "allontanandosi dalla finalità della legge di amnistia, non hanno mantenuto il nesso di coerenza necessario tra la decisione adottata, la norma che le serve da fondamento e i fini che giustificano l'istituzione dell'amnistia".

In questo modo, la Corte Costituzionale ha concluso che era stato violato il diritto alla tutela giurisdizionale effettiva dell'ex consigliera, e ha sottolineato che nei fatti per cui è stata condannata Bassa sussistono i requisiti necessari per essere coperti dall'amnistia.

Di conseguenza, ha dichiarato nulle le risoluzioni emesse dalla Suprema, ha ordinato che "si dichiari amnistiato il reato di malversazione" e che tale dichiarazione venga effettuata con il "carattere preferenziale e urgente" previsto nella stessa norma.

AMNISTIARE PUIGDEMONT, IL PUNTO FINALE

Questa fase di applicazione dell'amnistia è entrata nella sua fase finale dopo l'approvazione del Tribunale di Giustizia dell'Unione Europea (TJUE) lo scorso mese di luglio. La giustizia europea ha scartato uno degli argomenti della Corte Suprema per opporsi all'amnistia definitiva: che il 1-O avesse danneggiato gli interessi finanziari dell'UE.

Da allora, la Corte Costituzionale aveva via libera per deliberare sulla provenienza del perdono, e il primo ricorso risolto è stato quello dell'ex consigliera catalana.

In parallelo, nel Palazzo delle Salesas, sede della Corte Suprema, si aspettava la sentenza del TC per analizzare se la legge risultasse estensibile al resto degli implicati, sia a quelli già condannati che a quelli processati che non erano stati giudicati per essersi dati alla fuga, tra cui Puigdemont.

Il tribunale di garanzia ha inviato alla Corte Suprema lo scorso 6 ottobre la sentenza in cui la maggioranza progressista si è mostrata favorevole ad amnistiare la malversazione a Bassa, reato per il quale era stata condannata proprio dalla alta corte.

La Corte Costituzionale aveva già sostenuto a giugno 2025 la maggior parte della legge di amnistia, ma la Corte Suprema si è opposta ad applicarla ritenendo che, oltre a un'affezione agli interessi finanziari comunitari, si fosse prodotto un beneficio patrimoniale per i leader indipendentisti.

Il conflitto istituzionale, tuttavia, potrebbe riaccendersi nei prossimi mesi, poiché rimangono in sospeso decisioni giudiziarie di grande portata, come quella che presumibilmente esenterà da responsabilità penale Puigdemont e gli ex consiglieri Toni Comín e Lluís Puig. Su di loro, l'istruttore della causa, Pablo Llarena, ha già annullato l'ordine di arresto che gravava fino ad ora.