Il 76% dei genitori considera il cyberbullismo un rischio per i propri figli, ma solo il 28% si sente preparato ad affrontarlo

Sebbene il 68% parli abitualmente con i propri figli di questo rischio, solo il 35% si considera molto ben informato, secondo uno studio di Orange

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Il 76% dei genitori spagnoli ritiene che il cyberbullismo comporti un rischio per i propri figli, due punti al di sopra della media europea, che si attesta al 74%. Tuttavia, la preoccupazione non sempre si traduce in fiducia per affrontare il problema: solo il 28% dei genitori afferma di sentirsi pienamente preparato a proteggere i minori di fronte a questa minaccia, rispetto al 33% dell’insieme dei Paesi analizzati.

I dati provengono da uno studio realizzato da Ifop per il Gruppo Orange sulla percezione del cyberbullismo tra genitori con figli in istruzione secondaria. La ricerca, sviluppata in otto Paesi europei, riflette anche che le famiglie spagnole parlano più frequentemente con i propri figli di questo problema rispetto a quelle del resto del campione, sebbene si sentano meno informate e preparate a gestire i rischi digitali.

La preoccupazione è elevata: il 70% dei genitori spagnoli riconosce di temere che i propri figli possano subire cyberbullismo, sei punti in più rispetto alla media europea, del 64%. Lo studio si basa su 4.502 interviste online realizzate tra il 6 e il 13 ottobre 2026, 500 delle quali in Spagna.

Più conversazioni familiari, ma minor sensazione di preparazione

Il 68% dei genitori afferma di parlare frequentemente con i propri figli del rischio di subire cyberbullismo e di a chi rivolgersi in caso di sofferenza. La percentuale supera di dieci punti la media europea, che si attesta al 58%.

Il dialogo si estende anche ad altre questioni della vita quotidiana. L’88% delle famiglie conversa regolarmente su ciò che i minori fanno a scuola; il 77%, sulle loro attività sportive, e il 75%, sui loro amici.

Nel campo digitale, il 53% dei genitori parla abitualmente con i propri figli di ciò che fanno su Internet. Un altro 55% affronta le proprie interazioni con altre persone in rete o attraverso servizi di messaggistica, mentre la metà conversa sui contenuti, sugli influencer e su altri temi che interessano ai minori sui social.

Nonostante questa frequenza di comunicazione, la percezione della conoscenza dei rischi resta limitata. Solo il 35% dei genitori spagnoli si considera “molto ben informato” sul cyberbullismo, quattro punti in meno rispetto alla media europea, del 39%. La differenza emerge anche quando si chiede la propria capacità di proteggere i figli: il 28% si sente pienamente preparato, rispetto al 33% registrato nell’insieme dei Paesi studiati.

Questa minore fiducia non si limita al cyberbullismo. In Spagna, il 30% dei genitori afferma di essere molto ben informato sulla disinformazione e sui contenuti ingannevoli; il 29%, sui contenuti perturbanti o inappropriati, e il 31%, sulle violazioni della privacy e del diritto alla propria immagine.

Ana Torres, direttrice di Impacto Social di Orange España, osserva che i risultati mostrano che le famiglie sono sempre più consapevoli dei rischi digitali e ne parlano con i propri figli, ma hanno bisogno di più conoscenze e strumenti per accompagnarli.

I codici digitali, un altro problema per le famiglie

La ricerca esamina anche fino a che punto i genitori conoscono determinati termini e codici utilizzati in situazioni di cyberbullismo. In Spagna, il 22% ha sentito parlare, almeno, di sei concetti inclusi nello studio, mentre l’81% ne conosce almeno uno. Il 19% non ne identifica nessuno.

Tra i termini analizzati figurano sextortion, revenge porn, catfishing, grooming, online raids e doxxing. Il rapporto chiede inoltre il riconoscimento di determinati emoji che possono essere utilizzati per prendere in giro, sminuire o insultare altre persone. Il 60% dei genitori spagnoli identifica almeno uno dei simboli esaminati, mentre quattro su dieci non ne riconosce nessuno.

Nonostante le differenze tra la preoccupazione espressa dai genitori e la loro percezione di preparazione, la conoscenza effettiva di questi concetti e emoji si colloca in Spagna su livelli vicini alla media dei Paesi inclusi nello studio.

La ricerca mette quindi il focus sulla distanza tra la percezione che gli adulti hanno della propria capacità di proteggere i propri figli e la conoscenza concreta dei codici che i giovani utilizzano nell’ambiente digitale. Nel caso spagnolo, il rapporto indica che il dialogo in famiglia costituisce una via di supporto di fronte alla minore fiducia dei genitori nel far fronte a questi rischi.

Orange collega la protezione digitale con l’educazione e l’accompagnamento

I risultati si inseriscono nell’impegno di Orange España per la protezione dei minori su Internet e per la promozione di un uso responsabile della tecnologia. L’azienda sviluppa iniziative rivolte a giovani, famiglie ed educatori per facilitare un accesso più sicuro e consapevole all’ambiente digitale.

Tra queste figura TuYo, un servizio orientato all’uso sicuro del primo telefono mobile, oltre a proposte per favorire il dialogo familiare e stabilire abitudini sane in casa.

Orange colloca anche in questa strategia il lancio di MentorIA, uno strumento di intelligenza artificiale progettato per il settore educativo. Il suo obiettivo è rafforzare l’apprendimento e il pensiero critico degli studenti senza sostituire il loro sforzo intellettuale.

La piattaforma utilizza il metodo socratico: invece di fornire direttamente le risposte, accompagna gli studenti attraverso domande, indizi e sfide che li aiutano a riflettere sui contenuti. Funziona sotto la direzione e la supervisione del corpo docente, in un ambiente chiuso e sicuro adattato al curricolo scolastico, ed è attualmente disponibile per gli studenti di 4º de ESO nelle materie come Storia e Biologia.

La prima fase pilota si è sviluppata in tre scuole della Comunidad de Madrid. Dopo quell’esperienza, Orange ha iniziato a incorporare nuovi centri per ampliare le prove e valutare il suo impatto pedagogico prima di estendere lo strumento a più materie e scuole.

La direttrice di Impacto Social di Orange España sostiene che la protezione dei minori non consiste nel separarli dalla tecnologia, ma nell’aiutarli a relazionarsi meglio con essa. La compagnia propone così l’accompagnamento delle famiglie e degli educatori come parte di una strategia affinché le nuove generazioni sviluppino un rapporto più critico, responsabile e consapevole con l’ambiente digitale.