L’Assemblea dell’Estremadura ha dato il via libera questo giovedì, in seduta plenaria, a una proposta di pronuncia del PP, sostenuta da Vox e PSOE e con l’astensione di Unidas por Extremadura, nella quale si chiede al Governo di Spagna di proteggere il potere d’acquisto delle famiglie. A tal fine, si propone una riduzione del carico fiscale su alimenti di base ed energia, la deflazione dell’IRPF e l’adozione di misure stabili contro l’aumento dei prezzi dei carburanti.
Nella difesa del testo, la deputata del PP Olivia Labrador ha rimarcato che le azioni incluse nei decreti anticrisi dell’Esecutivo sono state “insufficienti” per mitigare l’incremento dei prezzi che devono affrontare famiglie e professionisti, tra cui autonomi, agricoltori e allevatori.
In questa linea, ha censurato la “poca ambizione” di tutti quei decreti e ha accusato il presidente del Governo che “Pedro Sánchez ha sfruttato ogni momento o situazione per continuare a fare cassa”, riferendosi al record di riscossione statale registrato negli ultimi anni.
Ha ribadito che questa iniziativa non significa che i decreti anticrisi fossero superflui, ma che sono risultati “insufficienti”; da qui il PP propone nuove misure per alleviare le famiglie e facilitare che le famiglie “possano arrivare a fine mese con qualcosa in più di tranquillità”.
La proposta include anche azioni affinché un autonomo possa “mantenere aperta la sua attività”, che agricoltori e allevatori continuino la loro attività produttiva e che i pensionati “smettano di contare ogni euro”. In sintesi, ha difeso che il dibattito che si svolge nel Parlamento regionale affronta “i problemi che colpiscono quotidianamente la società del nostro Paese”.
I “popolari” sostengono che l’Esecutivo centrale “doveva e deve dare soluzioni più ambiziose davanti a questo aumento così brutale dei prezzi e non può continuare a caricare sulle spalle dei cittadini lo zaino”.
Per questo motivo, Labrador ha ricordato le circostanze che motivarono l’approvazione dei decreti anticrisi e ha sottolineato che da allora “niente è cambiato”. “Le cause che giustificavano i decreti persistono e non possiamo parlare di stabilità, e anche se i mercati prevedono un possibile ritorno dei prezzi a quelli di prima della guerra, per una possibile pace imminente, la situazione internazionale non è affidabile”.
Nella sua dichiarazione ha aggiunto che mantenere le forniture gravate al 21% nell’attuale scenario economico significa prendere una «decisione profondamente sbagliata, socialmente insensibile e chiaramente fuori luogo». «I cittadini non possono continuare a sopportare il costo di decisioni politiche che aumentano la loro bolletta e riducono la loro capacità economica», ha ribadito.
Il PSOE sostiene la proposta ma difende la gestione del Governo
La deputata socialista Justa Núñez ha confermato l’appoggio del PSOE all’iniziativa, sebbene abbia sottolineato che «in realtà non bisogna esortare il Governo di Spagna a fare più cose». Come esempio, ha indicato che proprio questo giovedì il Boletín Oficial del Estado pubblica un nuovo ordine ministeriale con misure destinate a compensare l’aumento delle spese.
In ogni caso, ha ritenuto che con questa proposta il PP cerchi di proiettare una «immagine di preoccupazione» per la protezione delle famiglie che «non corrisponde né alla traiettoria politica del PP né alle sue decisioni quando ha avuto l’opportunità di votare in Congresso dei Deputati le misure concrete per proteggerle». Ha ricordato che i 'popolari' si sono astenuti nella convalida dei decreti anti-crisi, mentre Vox ha votato contro.
Núñez ha denunciato inoltre la «grande contraddizione» tra il discorso del PP e le sue decisioni, e ha rilanciato contro la riduzione della 'ecotassa' alla Central Nuclear de Almaraz, con la quale, ha detto, si «perdonano» 28 milioni di euro alle compagnie energetiche proprietarie, che registrano profitti superiori ai 10.000 milioni di euro.
«Molto discorso sullo sforzo dei cittadini ma troppa indulgenza fiscale per chi dispone di una maggiore capacità economica», ha rimproverato la parlamentare socialista.
Vox chiede un’ulteriore riduzione fiscale ancora più profonda
La deputata di Vox Eva García Alegre ha mostrato il sostegno del suo gruppo alla proposta ritenendo che si tratti di «misure fiscali utili e non di semplici gesti», sebbene abbia precisato che la sua formazione «va un po’ oltre» e punta a fissare l’IVA allo 0% negli alimenti di base, con la «garanzia che arrivino al consumatore e non restino i margini della produzione».
Vox chiede anche la deflazione dell’IRPF e riduzioni nella fiscalità applicabile all’energia, all’elettricità e al gas, con riduzioni "in linea con il proteggere chi non può trasferire quei costi", così come "misure stabili contro il rincaro dei carburanti per non interrompere l’effetto domino che si traduce nell’aumento dei prezzi".
García Alegre ha difeso anche una "deregolamentazione e l’eliminazione degli ostacoli" per il settore primario, ritenendo che l’inflazione "si combatte anche eliminando i costi regolatori e senza aggiungere mai strati burocratici".
Unidas por Extremadura critica l’inazione della Junta
Il deputato di Unidas por Extremadura José Francisco Llera ha segnalato che con questa iniziativa "riconoscono che il Governo ha adottato misure", anche se le ritengono insufficienti, attraverso due decreti ai quali il PP si è astenuto e Vox ha votato contro.
Llera ha concordato sul fatto che gli interventi dell’Esecutivo centrale non bastano, ma ha sottolineato che almeno si sono avviati, mentre, a suo giudizio, l’Esecutivo autonomico non ha reagito. "La Junta di Extremadura non ha mosso un dito", ha affermato.
Inoltre, ha messo in dubbio la "formula magica" della riduzione delle imposte come soluzione a "tutti i problemi", ritenendo che non avvantaggi "la gente in basso" né i lavoratori autonomi, ma che "a beneficiare realmente sono le grandi aziende" e, inoltre, "toglie risorse ai servizi pubblici".