Il Fronte Polisario ha esortato questo mercoledì l’Unione europea a sfruttare la conclusione del mandato della missione delle Nazioni Unite nel Sahara Occidentale (MINURSO) per «svolgere un ruolo importante e positivo» nella zona. A suo giudizio, Bruxelles non può più continuare a «voltare lo sguardo dall’altra parte» né «sostenere la tesi marocchina» sul futuro del territorio, e ha indicato sia le istituzioni comunitarie sia la Spagna come responsabili del fatto che la missione dell’ONU non sia stata rinnovata.
Dal Parlamento europeo, Oubi Bucharaya, consigliere per le Questioni Giuridiche del leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali, ha esposto in conferenza stampa le implicazioni politiche e legali della mancata rinnovazione della MINURSO. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non è riuscito a raggiungere un consenso su una risoluzione per estendere il mandato di questa missione, creata nel 1991 con l’obiettivo di organizzare un referendum di autodeterminazione per il popolo saharawi.
«La mancata rinnovazione della MINURSO deve servire a interrogare l’Unione europea nel suo insieme», ha affermato il rappresentante saharawi, chiedendo a Bruxelles di abbandonare la sua politica di «voltare lo sguardo dall’altra parte» e di «sostenere la tesi marocchina». Ritiene che il blocco europeo sia nelle condizioni di «svolgere un ruolo importante e positivo» nel nuovo contesto aperto dopo l’uscita della missione delle Nazioni Unite.
Bucharaya ha inoltre ribadito che l’UE non può prolungare il «limbo giuridico» derivante dal mancato applicare «le diverse decisioni» della Corte di giustizia dell’Unione europea (TJUE) contro l’accordo commerciale tra il Marocco e l’Unione europea, in cui sono inclusi in modo esplicito prodotti provenienti dal Sahara Occidentale sotto controllo marocchino.
In questa linea, ha sottolineato che la scomparsa della MINURSO non implica che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU possa eludere le sue «responsabilità» sul territorio né che si estingua il diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi, ricordando che questa stessa idea è stata ribadita dal segretario generale dell’ONU, António Guterres.
Critiche alla Spagna per il suo sostegno al piano marocchino
Il rappresentante del Fronte Polisario ha messo in discussione il cambio di linea del Governo di Pedro Sánchez nel 2022, quando la Spagna ha iniziato a considerare il piano di autonomia marocchino come la base «più seria, credibile e realistica» per risolvere il conflitto. A suo parere, questa decisione ha alimentato la dinamica che ha portato all’attuale blocco nel Consiglio di Sicurezza.
«Spagna, che è la potenza amministratrice del territorio, la potenza che ha una responsabilità storica verso il popolo del Sahara Occidentale, deve essere interrogata anche», ha indicato Bucharaya, il quale ritiene che la linea adottata dall’Esecutivo spagnolo nel 2022 «sia servita a poco».
Secondo quanto ha aggiunto, quel cambiamento diplomatico è stato ciò che «ha generato tutta questa dinamica negativa» che ha culminato nel veto presso le Nazioni Unite, e ha avvertito che sia la Spagna sia l’UE condividono «una grande responsabilità nella mancata rinnovazione della MINURSO» e nella situazione attuale, in cui «la stabilità di tutta la regione è a rischio».
L’interruzione del mandato della MINURSO è avvenuta dopo che la Russia ha posto il veto lo scorso 30 ottobre a un progetto di risoluzione promosso dagli Stati Uniti che sosteneva il piano di autonomia marocchino per il Sahara Occidentale, ritenendo che il testo si allontanasse dal principio di autodeterminazione del popolo saharawi. Mosca ha presentato a sua volta una risoluzione alternativa per estendere la missione senza menzionare la proposta di Rabat, ma anche questa è stata bloccata da Washington.
Dopo questo scontro diplomatico, il rappresentante del Fronte Polisario presso le Nazioni Unite, Sido Mohamed Omar, ha celebrato il veto russo come «un giorno storico per il popolo saharawi» ed ha espresso il suo ringraziamento a Mosca per aver fermato un’iniziativa che, a suo parere, cercava di legittimare la «occupazione illegale» marocchina del territorio e di svuotare il conflitto della sua natura di processo di decolonizzazione.