Il Tribunale Amministrativo del Circolo di Lisbona ha dato questo lunedì ragione all'attivista Renata Cambra, che aveva presentato un ricorso affinché si autorizzi la permanenza notturna delle tende come simbolo della rivendicazione del diritto alla casa fino al 24 novembre, data in cui è prevista la votazione dei Bilanci Generali dello Stato del 2027. Gli accampamenti per la casa a Lisbona e Porto erano stati smantellati in tre occasioni all'alba durante le ultime tre domeniche mediante interventi di polizia qualificati come violenti dai manifestanti.
La magistrata Ana de Campos si basa su un decreto e respinge che la Polizia ricorra a una norma del 1974 per giustificare gli sgomberi per il "limite orario assoluto e automatico all'esercizio del diritto fondamentale di manifestazione". Nella sua decisione, riconosce "il diritto a esercitare la manifestazione" fino al 24 novembre e ordina alle forze di sicurezza di astenersi dall'applicare "misure di dispersione, cessazione o soppressione del diritto di manifestazione" sempre che la protesta si svolga conformemente a quanto previsto in detto decreto.
La giudice determina che forzare la fine della concentrazione alle 0.30 senza valutare l'impatto sui diritti fondamentali viola la Costituzione portoghese, la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo e la Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo.
La sentenza obbliga inoltre la Polizia a redigere un "provvedimento con le motivazioni nel caso in cui ritenga che siano soddisfatte le condizioni per la dispersione, cessazione o soppressione" dell'accampamento, in modo che resti motivato qualsiasi intervento futuro.
La sentenza affronta ugualmente la controversia generata dall'intenzione di installare un mercato natalizio nella piazza di Pedro IV, o piazza del Rossio, a Lisbona, attualmente occupata dalle tende. In questo punto invita le autorità ad "adottare soluzioni che accolgano e rendano compatibili entrambi gli utilizzi", sebbene, se non vi fosse possibile accordo, attribuisca priorità alla protesta perché "incide sul contenuto essenziale del diritto di manifestazione".
Reazione del Governo portoghese
Il Ministero dell'Amministrazione Interna ha reagito mediante una nota ufficiale in cui afferma che "risulta chiaro che questa si circoscrive a una situazione individuale e concreta, delimitata dalla richiesta della ricorrente".
Il dipartimento guidato da Luís Neves sottolinea che la risoluzione "non esamina la legalità degli interventi della polizia né riconosce il diritto generale all’installazione di accampamenti permanenti nello spazio pubblico". Aggiunge che persino "salvaguarda ugualmente la possibilità di un intervento delle autorità in situazioni di pericolo oggettivo o di mancato rispetto delle condizioni stabilite".
Scontro politico dopo la sentenza
Dall’opposizione, il Partito Socialista interpreta la decisione come una "schiacciante sconfitta" del primo ministro Luís Montenegro e ha chiesto "conseguenze politiche" al Ministero dell’Amministrazione Interna, secondo il portavoce parlamentare, Eurico Brilhante Dias.
"Nelle ultime settimane, il Governo senza una base giuridica sicura ha dato indicazioni politiche alla PSP (Polizia) per effettuare cinque violente cariche di polizia contro manifestanti che si manifestavano pacificamente", ha denunciato, accusando l’Esecutivo di "strumentalizzazione politica" della Polizia.
Il principale partito della destra radicale, Chega, sostiene da parte sua che la risoluzione "sconfessa" le forze di sicurezza, anche se sottolinea che "le decisioni dei tribunali sono da rispettare".
"Questa decisione sconfessa le forze dell’ordine e toglie legittimità a coloro che devono contenere la violenza e l’anarchia nelle proteste (...). Questa decisione alimenta ancora di più l’anarchia e la confusione regnante", ha dichiarato la direzione nazionale di Chega in un comunicato.
Per questo, la formazione chiede l’approvazione "con urgenza" nell’Assemblea della Repubblica di "una legislazione chiara per tutti", che "non lasci margini di dubbio e che assicuri tutti i diritti e i doveri fondamentali".
Il sindaco di Lisbona, Carlos Moedas, ha mostrato il suo rispetto per la risoluzione giudiziaria e ha fatto appello alla "calma e serenità" per raggiungere "soluzioni". Ha anche ribadito la sua disponibilità "al 100% ad ascoltare" le persone accampate.