Pensione: chi potrà recuperare anni senza contribuire dal 25 dicembre e cosa deve attestare

Una nuova norma permetterà a determinati ex atleti professionisti di computare per la loro pensione gli anni in cui hanno lavorato prima che la loro disciplina fosse integrata nel Regime Generale della Sicurezza Sociale. La misura entrerà in vigore il 25 dicembre 2026, può servire sia per raggiungere il minimo richiesto per ricevere una pensione contributiva sia per migliorare una già riconosciuta ed esclude espressamente i calciatori professionisti.

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Imagen de archivo de una pareja de ancianos. | EuropaPress

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La Sicurezza Sociale permetterà dal prossimo 25 dicembre 2026 di recuperare a fini pensionistici determinati periodi professionali che fino ad ora figuravano come lacune di contribuzione. Non si tratta di una misura aperta a tutti i lavoratori, ma di una regolarizzazione rivolta specificamente a ex atleti professionisti che hanno esercitato in Spagna quando la loro attività aveva già considerazione lavorativa, ma prima che il loro collettivo potesse contribuire nel Regime Generale. Il cambiamento è riportato nel Reale Decreto 739/2026, pubblicato nel BOE il passato 25 settembre e la cui entrata in vigore avverrà esattamente tre mesi dopo.

L'obiettivo è correggere un'anomalia storica. Dal 1980 gli atleti professionisti avevano riconosciuta una relazione lavorativa speciale, ma la loro incorporazione effettiva alla Sicurezza Sociale è avvenuta in modo graduale e, per alcuni sport, ha impiegato più di due decenni. Durante quegli anni potevano lavorare professionalmente e ricevere una remunerazione senza che esistesse ancora il meccanismo normativo necessario per contribuire come il resto dei lavoratori. Quei periodi non venivano poi conteggiati per determinare se raggiungevano gli anni necessari per andare in pensione né per calcolare l'importo della loro pensione.

Chi potrà recuperare quegli anni di contribuzione

La norma si applica a coloro che risiedevano in Spagna e svolgevano abitualmente qui un'attività sportiva professionale, purché avessero un contratto corrispondente alla relazione lavorativa speciale degli atleti professionisti. Il periodo recuperabile inizia il 15 marzo 1980 e termina nella data in cui il collettivo sportivo corrispondente è stato incorporato nel Regime Generale della Sicurezza Sociale.

Questo significa che le date cambiano a seconda della disciplina. I ciclisti professionisti sono stati inclusi nel Regime Generale il 1 febbraio 1992, per cui possono essere accreditati, nel loro caso, periodi compresi tra marzo 1980 e quella data. Per i giocatori professionisti di basket, il limite è il 1 agosto 1993; per quelli di pallamano, il 1 gennaio 1998. Il resto degli atleti professionisti che non erano ancora stati incorporati è stato integrato con carattere generale dal 1 giugno 2003.

Esiste un'eccezione espressa: i calciatori professionisti non possono avvalersi di questo decreto reale, perché hanno una regolamentazione specifica diversa. Non potranno neanche sommare periodi che coincidano con altri mesi o anni per i quali la persona ha già contribuito alla Sicurezza Sociale. Non si tratta, quindi, di duplicare i contributi, ma di coprire esclusivamente i vuoti generati da quella mancanza di integrazione normativa.

Cosa bisogna attestare affinché quegli anni contino

La condizione fondamentale è poter dimostrare che si è realmente esercitato come atleta professionista durante il periodo reclamato. La norma stabilisce che deve essere fornito un certificato rilasciato dal club o ente sportivo in cui si è svolta l'attività, seguendo il modello incluso nel decreto reale stesso. Il documento dovrà attestare sia la condizione professionale che le date durante le quali è stata mantenuta la relazione lavorativa.

Cosa succede se il club è scomparso decenni fa? La normativa contempla precisamente questa possibilità. Quando l'ente ha cessato la sua attività o non conserva più la documentazione necessaria, potrà essere la federazione sportiva competente a rilasciare il certificato, purché disponga di informazioni sufficienti per attestare quei periodi. Il BOE include due modelli diversi: uno per club e enti e un altro per federazioni.

La richiesta dovrà essere presentata presso l'Istituto Nazionale della Sicurezza Sociale (INSS), di persona o per via elettronica, accompagnata da tale certificazione. Può essere effettuata al momento della richiesta per la prima volta della pensione di vecchiaia o, se la persona è già in pensione, mediante una richiesta di revisione della pensione che ha riconosciuta.

Può servire per raggiungere i 15 anni necessari per andare in pensione

Uno degli effetti più importanti è che quegli anni potranno essere utilizzati per soddisfare il periodo minimo di contribuzione necessario per accedere a una pensione contributiva di vecchiaia. La legislazione generale richiede, in linea di massima, almeno 15 anni di contributi, con le condizioni aggiuntive previste dalla Sicurezza Sociale. Fino ad ora, un ex atleta poteva rimanere al di sotto di quel minimo perché diversi anni della sua carriera professionale semplicemente non figuravano come contribuiti.

Da dicembre, quei periodi riconosciuti potranno essere computati per determinare il diritto alla pensione, per calcolare la sua base regolatrice, per stabilire l'età ordinaria di pensionamento applicabile e per determinare la percentuale che spetta su quella base. La norma fissa, tuttavia, un limite evidente: la somma degli anni effettivamente versati e quelli recuperati non potrà mai generare una pensione superiore al 100% della base regolatrice.

Un ex sportivo che, per esempio, abbia accreditati 13 anni di contributi ordinari e riesca a far riconoscere altri due anni di attività professionale di quel periodo potrebbe utilizzare quei periodi per raggiungere il minimo di 15 anni, sempre che soddisfi il resto dei requisiti richiesti per andare in pensione.

Potranno richiederlo anche coloro che sono già in pensione

La riforma non si limita a coloro che non hanno ancora richiesto la pensione. Gli attuali pensionati potranno anche chiedere che venga rivista la loro prestazione se hanno svolto attività professionale all'interno dei periodi contemplati dalla nuova norma. In quei casi, gli anni recuperati saranno utilizzati per ricalcolare la percentuale applicata alla base regolatrice che già è stata riconosciuta quando è stata concessa la pensione.

La revisione non potrà mai essere utilizzata per ridurre una pensione esistente. Se il nuovo calcolo risulta più favorevole, potrà essere aumentata la somma; se non comporta alcun miglioramento, si manterrà la percentuale precedente. Il Ministero dell'Inclusione spiega che la riforma cerca precisamente di beneficiare sia gli ex sportivi che sono ancora attivi sia coloro che hanno già la condizione di pensionati.

Lo sportivo non dovrà pagare i contributi arretrati

Un'altra particolarità importante è chi assume il costo economico di incorporare quegli anni. Non sarà l'ex sportivo a dover versare i contributi corrispondenti a decenni precedenti. L'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale calcolerà il cosiddetto capitale costo derivante dall'aumento della pensione e sarà il Consiglio Superiore dello Sport (CSD) a effettuare il pagamento corrispondente alla Previdenza Sociale.

Per i mesi recuperati si utilizzeranno, quando pertinente, le basi minime di contribuzione esistenti allora per lavoratori maggiori di 18 anni nel Regime Generale. Se la persona già soddisfa da sola i 15 anni necessari, si calcolerà il costo del miglioramento che quei nuovi periodi generano sulla sua pensione. Se ha bisogno degli anni recuperati per raggiungere precisamente quel minimo, la normativa include regole specifiche per calcolare la parte di pensione che deve finanziare il CSD.

Nel caso di coloro che sono già in pensione, il miglioramento non sarà effettivo fino a quando il Consiglio Superiore dello Sport non avrà versato quel capitale costo, anche se la norma prevede successivamente il pagamento delle differenze che corrispondono.

Perché sono rimasti senza contribuire per tanti anni

Le origini del problema risiedono nell'integrazione progressiva degli sportivi nella Sicurezza Sociale. Lo Statuto dei Lavoratori ha riconosciuto nel 1980 la loro relazione lavorativa speciale, ma non tutti gli sport sono entrati immediatamente nel sistema. I ciclisti hanno dovuto aspettare fino al 1992, i cestisti fino al 1993, i giocatori di pallamano fino al 1998 e il processo non si è concluso per l'insieme degli sportivi professionisti fino al 2003.

Durante quel lasso di tempo, molti sportivi hanno sviluppato una carriera professionale retribuita ma quegli anni non hanno potuto generare contribuzione per mancanza di una regolamentazione che lo consentisse. Lo stesso Governo riconosce che la conseguenza è stata doppia: alcune persone hanno avuto difficoltà a completare il periodo minimo necessario per ottenere una pensione contributiva e altre hanno finito per ricevere una pensione inferiore perché parte della loro vita professionale non è stata considerata.

Cosa cambia esattamente il 25 dicembre

A partire da quella data, quindi, non si aprirà una via generale per "comprare" anni di pensione né per recuperare qualsiasi periodo in cui una persona non ha lavorato o non ha contribuito. La riforma ha un ambito molto concreto: ex sportivi professionisti che hanno lavorato tra il 15 marzo 1980 e la data in cui il loro collettivo è entrato effettivamente nel Regime Generale.

Chi crede di trovarsi in quella situazione dovrà prima localizzare la documentazione che attesti la sua attività e richiedere al club, ente o, in determinate circostanze, federazione sportiva il certificato corrispondente. Dopo dovrà chiedere all'INSS di riconoscere quei periodi, sia al momento di elaborare la sua pensione sia richiedendo la revisione di una pensione già concessa. Il cambiamento può permettere ad alcuni ex atleti di raggiungere per la prima volta gli anni necessari per andare in pensione e ad altri di aumentare una pensione che fino ad ora veniva calcolata ignorando parte della loro carriera professionale.