Il vice segretario generale di Educazione e Uguaglianza del PP, Jaime de los Santos, ha invitato questo sabato a Saragozza a "tirar fuori dalle istituzioni" Pedro Sánchez, che ha definito "il peggior presidente che abbia mai avuto la democrazia spagnola".
Prima di recarsi presso l’associazione AMASOL, De los Santos ha sottolineato che "rubare denaro che è di tutti, denaro pubblico, può avere conseguenze, e non investire in modo straordinario in qualcosa di così straordinariamente importante come la rete ferroviaria, può finire con vite", riferendosi ai 115 morti negli incidenti di Adamuz (Córdoba) e Urda (Toledo), che "hanno messo fine a molti sogni, a molte vite e, soprattutto, alla gioia di molte famiglie".
In questo contesto, ha difeso che ora "è tempo di una Spagna che recuperi il rispetto per le istituzioni, per i servizi pubblici, una Spagna in cui i politici siano bravi", rimarcando che "non si tratta di PP contro PSOE", ma di "Spagna contro Pedro Sánchez".
Riguardo alla gestione del capo del governo centrale, ha rimproverato che in quattro anni non abbia presentato i Presupuestos Generales del Estado, cosa che, ha avvertito, "può finire anche con le vite di molte persone".
Inoltre, ha ricordato che Sánchez è tornato alla segreteria generale del PSOE "a bordo di una Peugeot accompagnata da quattro uomini: José Luis Ábalos, con 24 anni di condanna definitiva; Koldo García, con 19 anni di carcere; Santos Cerdán, che in questo momento ha diversi giudici che lo stanno perseguendo per le sue presunte rapine; e perfino l’autista di quella macchina è in fase di indagine per ‘mordicchiate’".
De los Santos ha accusato anche i socialisti di aver aumentato i tributi in numerose occasioni: "hanno aumentato le imposte 140 volte; 200.000 milioni di euro in più di entrate nell’ultimo anno e nessun miglioramento dei servizi pubblici", ha denunciato, criticando che, nonostante ciò, "sì, molti consulenti, quasi mille a La Moncloa, inventando barzellette mentre le donne di Ceuta subiscono le conseguenze di un’invasione che ha messo in pericolo l’intero nostro paese".
A suo parere, quei consulenti "hanno tempo per fare riflessioni su come siano più importanti i 100 seggi che sembrava fossero sul punto di perdere dopo l’incidente di Urda e non i 115 morti in incidenti ferroviari nella stessa tratta che collega Madrid e Siviglia".
Per il dirigente del Partido Popular, "tutto ciò ha un denominatore comune, Pedro Sánchez", insistendo sul fatto che "la Spagna si merita molto di più, deve abbattere quel muro che lui già aveva avvisato nel 2023 che avrebbe costruito per dividerci tra spagnoli che lui considera buoni e quelli che sembra che non lo siamo tanto".
Ha ribadito che "la Spagna non vuole muri, la Spagna non vuole che le sue strade brucino, la Spagna non vuole le gioventù socialiste come quelle di A coruña che generano violenza", bensì che "la Spagna, voti chi voti, ciò che vuole è pace, ciò che vuole è poter passeggiare per le sue strade, per le sue città e sapere che c'è un Governo che la protegge, che sarà in grado di dare una risposta ai suoi problemi".
Infine, ha fatto l'esempio della gestione nella comunità aragonese: "In Aragón, quando un vicino ha bisogno di una risposta per uno qualsiasi dei suoi problemi, ha un presidente come Azcón, che sarà sempre disposto ad usurarsi lui, proprio affinché non si usuri la cittadinanza; ha una sindaca come Chueca, che non va mai a dedicare neppure un secondo a niente che non sia migliorare la vita di chi vive in questa meravigliosa città", ha concluso.