Oncologa reclama criteri chiari per decidere quali pazienti devono accedere agli studi genetici del cancro al seno

Esperte chiedono criteri chiari e rapidità negli studi genetici sul cancro al seno per migliorare prevenzione, trattamento e sopravvivenza.

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L’oncologa medica dell’Hospital Universitario Vall d'Hebron-VHIO Judith Balmaña ha sottolineato la rilevanza di stabilire con precisione quali donne debbano accedere agli studi genetici sul cancro al seno e di garantire che i risultati si ottengano rapidamente per poterli integrare in tempo nelle decisioni terapeutiche.

Queste riflessioni le ha condivise nella XII Jornada en Cáncer de Mama Hereditario, celebrata a Madrid e organizzata dai gruppi di ricerca GEICAM e Solti, insieme con la Sección de Cáncer Hereditario della Sociedad Española de Oncologiá Médica (SEOM).

All’incontro hanno partecipato più di un centinaio di specialisti in oncologia medica, genetica clinica, ginecologia, chirurgia, radiologia e altre aree affini. In questo forum sono stati esaminati i progressi nella conoscenza genetica del cancro al seno e il suo impatto sulla prevenzione, la diagnosi e le opzioni di trattamento, oltre ad analizzare le sfide che persistono.

In relazione agli studi genetici, Balmaña ha rimarcato l’importanza di disporre di team multidisciplinari che facilitino l’estensione della consulenza genetica ai familiari delle persone portatrici di alterazioni ereditarie, al fine di potenziare la prevenzione e la diagnosi precoce.

Uno degli assi centrali del dibattito è stata la possibilità di ampliare l’indicazione dei test genetici germinali a tutte le pazienti con diagnosi di cancro al seno, dato che la rilevazione di certe alterazioni ereditarie ha permesso di selezionare terapie specifiche.

L’oncologa medica dell’Hospital Clínic Teresa Ramón y Cajal ha sottolineato che il beneficio in sopravvivenza dimostrato con olaparib, un trattamento mirato che agisce sui meccanismi di riparazione del DNA delle cellule tumorali, in pazienti ad alto rischio di recidiva e con determinate mutazioni ereditarie, ha rafforzato la necessità di identificare le donne che possono beneficiare di queste terapie.

Tuttavia, ha ricordato che questi progressi coesistono con le limitazioni dei criteri classici basati sulla storia familiare, che possono escludere alcune pazienti con predisposizione genetica al cancro.

Nuove vie di prevenzione e sfide da risolvere

Per quanto riguarda la prevenzione primaria nelle donne con predisposizione ereditaria, Balmaña ha sottolineato che la mastectomia riduttiva del rischio rimane una delle strategie principali, sebbene abbia insistito sul fatto che la ricerca farmacologica sta aprendo ulteriori alternative e abbia menzionato, in particolare, i "grandi progressi per indicare terapie preventive di precisione".

A sua volta, la specialista internazionale in genetica medica e cancro ereditario Rachel Michaelson-Cohen ha incentrato il suo intervento sulle principali sfide della prevenzione primaria nelle donne con predisposizione ereditaria, con particolare attenzione alle portatrici di varianti patogene nei geni BRCA1 e BRCA2.

"La sfida è avanzare verso strategie di prevenzione più personalizzate, che combinino le opzioni preventive disponibili con nuove alternative in fase di ricerca", ha sottolineato. Di seguito, ha esposto alcune delle linee di lavoro più promettenti in questo campo, come lo studio "BRCA-P", che analizza l'uso di denosumab nelle portatrici di BRCA1, così come il potenziale dei vaccini preventivi, dell'immunoprevenzione e degli strumenti genomici.

Progressi nel trattamento del cancro al seno ereditario

L'oncologa medica presso l'Hospital Quirónsalud Zaragoza Elena Aguirre ha analizzato i progressi nell'approccio terapeutico del cancro al seno ereditario. Nella malattia localizzata, ha indicato che l'incorporazione precoce dei risultati genetici ha contribuito a perfezionare le decisioni chirurgiche.

In questo contesto, ha evidenziato il contributo degli studi "OlympiaN" e "TBCRC-056", che hanno indagato strategie con trattamenti mirati, in monoterapia o combinati con immunoterapia, che potrebbero permettere di evitare la chemioterapia in determinati tumori iniziali HER2-negativi con alterazioni ereditarie in geni come BRCA1/2 o PALB2.

Nello scenario di malattia avanzata, ha ribadito che gli inibitori di PARP rappresentano uno dei progressi chiave nei tumori HER2-negativi con mutazioni germinali BRCA1/2, mentre l'identificazione di altre alterazioni correlate alla riparazione del DNA ha ampliato la gamma di trattamenti di precisione disponibili.

Tuttavia, Aguirre ha segnalato che persistono sfide per trasferire tutto il conoscimento genetico a terapie più efficaci e personalizzate. Ha anche posto l’accento sulla necessità di incrementare le opzioni terapeutiche per le pazienti senza alterazioni genetiche suscettibili di trattamenti specifici e di perfezionare la stima del rischio, così come le strategie di follow-up e prevenzione.

Guardando al futuro, ha difeso "una oncologia di precisione integrale", che comprenda una diagnosi precoce e una selezione più affinata della terapia mirata, insieme alla riduzione delle tossicità, con l’obiettivo di migliorare la prognosi e la qualità di vita delle pazienti e delle loro famiglie.