Custodia condivisa: chi può restare nella casa dopo la separazione

L’affidamento condiviso non decide automaticamente chi debba restare nell’abitazione familiare. La necessità di ciascun genitore, la titolarità dell’immobile e le circostanze dei figli influiscono sull’attribuzione dell’uso. L’ICAM chiede una riforma del Codice Civile per disciplinare espressamente questi casi

fotonoticia 20261105132906 1920

fotonoticia 20261105132906 1920

Aggiungi DEMOCRAT su Google

Chiedi a FREN

Pubblicato

Ultimo aggiornamento

2 minuti

I più letti

Elecciones 29N · Encuestas

La media de las encuestas

Media a 7 de noviembre de 2026 · 11 institutos

  • PP31,0 %
  • PSOE26,2 %
  • Vox19,5 %
  • Frente Amplio6,6 %
  • ERC2,4 %
  • SALF2,2 %
  • Podemos2,1 %
01020304050ene 2024jul 2024ene 2025jul 2025ene 2026jul 2026

Media del último estudio de cada instituto en 30 días y su evolución semanal desde el 23J. Partidos con al menos un 2 %.

Todas las encuestas

Elecciones generales del 29 de noviembre · Demócrata

Condividere i tempi di assistenza non risolve da solo dove vivranno gli adulti dopo la rottura. L’abitazione può appartenere a uno, essere di entrambi o essere in affitto, e le possibilità economiche dei genitori possono essere diverse.

Il Colegio de la Abogacía de Madrid ha segnalato questa questione dopo il suo congresso di Famiglia e Successioni, tenutosi il 5 e il 6 novembre. La sua richiesta è una proposta di riforma, non una modifica legale già approvata.

Essere proprietario e avere l’uso sono cose diverse

La proprietà identifica a chi appartiene l’immobile. L’attribuzione dell’uso determina chi può occuparlo alle condizioni fissate dopo la rottura.

Per questo, conoscere soltanto il nome che compare nell’atto non basta per prevedere la soluzione familiare. Non si può nemmeno affermare che la custodia condivisa imponga sempre di vendere la casa o di alternarsi in essa.

Quali criteri vengono valutati

La dottrina raccolta in una risoluzione pubblicata nella BOE indica due elementi centrali per questi casi: l’interesse maggiormente bisognoso di tutela e la titolarità dell’abitazione.

L’attribuzione deve tener conto delle circostanze concrete e stabilire una durata. La giurisprudenza ha gestito diversi termini e soluzioni; non esiste una regola generale che conceda sempre uno, due o tre anni.

Non c’è una sola risposta per tutti i territori

Conta anche quale diritto civile risulti applicabile. Determinati territori dispongono di una regolamentazione propria sulle relazioni familiari e sull’uso dell’abitazione.

La legge basca, ad esempio, contiene criteri specifici per la custodia condivisa e per il genitore con maggiori difficoltà di accesso a un’altra abitazione. Tali previsioni non devono essere trasferite automaticamente a qualsiasi separazione in Spagna.

Che cosa dovrebbe restare chiaro in un accordo

Prima di firmare un accordo conviene identificare l’abitazione, la sua titolarità, chi avrà l’uso, per quanto tempo e come saranno affrontate le spese.

Anche l’uso familiare e gli obblighi verso terzi devono essere distinti. Un accordo tra genitori non deve essere interpretato, senza altro, come una modifica accettata dalla banca o dal locatore.

L’ICAM colloca il problema nella difficoltà di sostenere due domicili dopo una separazione. La sua richiesta mira a fare in modo che la normativa dia una risposta più espressa a una modalità di custodia sempre più frequente.