L'UE cerca un rapporto senza etichette con il Canada: più di una partnership, ma senza arrivare all'adesione
"Senza etichette". "Lo facciamo e poi vediamo". "Io sono più per lasciar fluire". "Perché dobbiamo dare un nome alla nostra cosa?". In tempi di relazioni aperte e poliamore, sembra passata di moda quella del compromesso. Lo sa bene l'Unione Europea, che, a poche ore di sedersi al tavolo con il Canada, ancora "non sa molto bene cosa vuole". Un vertice che era stato fissato sotto la premessa del "dobbiamo parlare", dopo che la presidente Ursula von der Leyen aveva offerto una sorta di membresía associata, e che ora si dirige verso il "non è per te, è per me".
A poche ore dal fatto che la dirigente comunitaria, insieme al presidente del Consiglio Europeo, António Costa, atterrasse a Ottawa, le delegazioni diplomatiche continuavano a non raggiungere un accordo sui termini esatti delle conclusioni finali. "Stiamo parlando di un'associazione politica e istituzionale più ampia e profonda, e di costruire l'associazione più stretta mai vista tra l'UE e il Canada", spiegano ora fonti comunitarie.
In un primo momento, ciò che Bruxelles proponeva era dichiarare il paese nordamericano come "Stato membro associato", rinviando a successivi "lavori di immaginazione" per definire i dettagli di questa collaborazione. Tuttavia, la formula non è riuscita a convincere tutti gli Stati membri.
Secondo quanto ha potuto confermare Demócrata, capitali come Roma o Atene hanno mostrato il loro scontento durante le riunioni diplomatiche preparatorie del vertice. I gabinetti sono passati allora a riferirsi all'associazione come a un "Alleanza per il Futuro", una denominazione meno vincolante giuridicamente, ma che mantiene intatta l'ambizione politica della proposta.
"Quello che cerchiamo di fare è creare uno spazio comune per la prosperità e la sicurezza economica", riassume un diplomatico nei corridoi del Consiglio Europeo.
Amici con diritti: un'associazione senza adesione
"Un'associazione senza adesione", riassumono le fonti consultate. Fino all'ultimo momento, i team negoziatori hanno lavorato per dare contenuto a "un'associazione che si avvicini più alla membership di quanto abbiamo mai fatto prima". Una formula inedita con cui l'Unione Europea intende stringere i suoi legami con Ottawa senza ricorrere ai meccanismi tradizionali di integrazione comunitaria.
L’intenzione è che questa nuova relazione si articoli su tre grandi pilastri: politiche, programmi e governance. Costa considera che entrambe le potenze siano state "per molto tempo amici stretti", per cui è arrivato il momento di elevare la relazione "al livello successivo con il lancio dell’Alleanza per il Futuro".
Sul piano politico, le due parti aspirano ad approfondire la loro collaborazione in ambiti come il clima, l’energia, l’intelligenza artificiale, l’innovazione o la sicurezza. A tal fine, si istituirebbe un sistema di consultazioni che permetterebbe a entrambe le potenze di coordinarsi "nelle fasi chiave, dalla concezione all’implementazione" delle rispettive iniziative, con l’obiettivo di "limitare qualsiasi barriera".
Bruxelles cerca inoltre che Ottawa partecipi più pienamente ai programmi comunitari, ampliando la cooperazione nell’ambito di iniziative come Orizzonte Europa o Erasmus+. Gli europei vogliono "che la nostra gente possa studiare, ricercare e innovare insieme", rafforzando così un’integrazione che non si limiterebbe alle relazioni diplomatiche tra i rispettivi esecutivi.
Un’architettura istituzionale ancora da definire
L’ultimo aspetto dell’equazione è il quadro istituzionale. Von der Leyen e Costa proporranno di istituire consultazioni regolari tra il Governo canadese e la Commissione Europea. In effetti, la presidente dell’Esecutivo comunitario sarà accompagnata durante la sua visita da quattro vicepresidenti esecutivi e sei commissari, una delegazione che riflette la dimensione trasversale che Bruxelles intende attribuire a questa nuova fase.
Le stesse fonti parlano di estendere la collaborazione ad altri livelli istituzionali: "Che i parlamenti tengano consultazioni parlamentari, che le regioni parlino tra loro, che i tribunali parlino tra loro".
Si tratterebbe, dunque, di costruire una struttura di cooperazione che trascenda gli incontri bilaterali tra dirigenti e permetta di stabilire canali permanenti di interlocuzione tra le diverse istituzioni di entrambi i territori.
"Siamo onesti, è un territorio poco esplorato", riconosce un alto diplomatico a conoscenza dei dettagli degli incontri precedenti all’appuntamento. Nonostante ciò, i negoziatori si pongono come obiettivo di approfondire in questa direzione nei prossimi dodici mesi, lavorando con "ambizione, fiducia, creatività e visione".
L’ultimo progetto di conclusioni del vertice fa appello a "stabilire un rapporto ancora più stretto". Dopo aver ricevuto il via libera dei Ventisette, Von der Leyen, Costa e Canada sigleranno un accordo che "permetterà di coordinare le nostre risposte di fronte a sfide condivise".
In questo modo, entrambe le parti si impegneranno a dare "continuità a questi scambi mediante vertici periodici e comitati ministeriali di cooperazione congiunti". L’intenzione è che la nuova alleanza non resti ridotta a una dichiarazione politica, ma che disponga di meccanismi stabili per sviluppare e monitorare gli impegni assunti.
Dal CETA al commercio digitale: un rapporto che guarda anche alle imprese
L’UE guarda al Canada come a una riaffermazione della sua politica di cooperazione "in un mondo di crescente incertezza". Un approccio che avrà anche conseguenze in ambiti non strettamente politici, soprattutto nelle relazioni economiche e commerciali.
In questo senso, entrambe le parti prevedono di siglare un "accordo storico" in materia di commercio digitale, concepito come una sorta di estensione dell’Accordo Economico e Commerciale Globale (CETA), che attualmente costituisce l’ossatura di gran parte degli scambi tra i due mercati.
Non a caso, il vertice ospiterà anche un forum di leader imprenditoriali al quale parteciperanno i due dirigenti comunitari, con l’obiettivo di creare una struttura permanente di impegno aziendale che riunirà gli amministratori delegati di una dozzina delle principali aziende canadesi.
"Il nostro impegno con il Canada nelle tecnologie emergenti va dall’intelligenza artificiale e dal calcolo quantistico fino al supercalcolo", spiegano fonti comunitarie dalla rotonda Schuman.
Attualmente, in virtù del CETA, entrambe le potenze mantengono soppressi i dazi sul 98% delle linee tariffarie, oltre ad aver concordato l’eliminazione graduale di praticamente tutti i restanti. Una base commerciale su cui Bruxelles intende costruire un rapporto più profondo, estendendo la cooperazione verso settori strategici e tecnologie emergenti.
La collaborazione non si limita neppure al terreno economico. Il Canada è, inoltre, l’unico paese non europeo che partecipa all’iniziativa di sicurezza per l’Europa (SAFE), lo strumento comunitario di prestiti destinato a mobilitare investimenti nella difesa e a favorire gli acquisti congiunti di equipaggiamento militare da parte degli Stati partecipanti.
Carney e la ricerca di una terza via senza diventare un terzo blocco
Il primo ministro canadese, Mark Carney, ha già chiarito le basi di questa nuova relazione durante il suo intervento di settembre davanti al Parlamento Europeo.
"Non propongo un terzo blocco per diventare rivale delle grandi potenze, solo con modi migliori", ha sentenziato allora, cercando di differenziare la sua proposta da chi utilizza il "potere per dominare gli altri".
Il Canada e l'Unione Europea, sostiene il dirigente canadese, devono rafforzare congiuntamente la loro resilienza "affinché nessuno possa controllare i nostri mercati aperti". Una rivendicazione della cooperazione tra partner che condividono interessi economici e strategici, ma che cercano anche di ridurre la loro esposizione alle dipendenze esterne.
Secondo Carney, "l'influenza dei potenti in una relazione di sfruttamento crolla molto prima che si raggiunga la piena indipendenza".
È proprio su questa premessa che Bruxelles e Ottawa cercheranno di costruire la loro nuova alleanza: una relazione più stretta sul piano politico, economico e istituzionale, anche se ancora senza una formula giuridica definitiva che permetta di darle un nome. Per ora, l'Unione Europea sembra avere chiaro che vuole fare il passo successivo con il Canada. Ciò che non ha ancora risolto è come definire esattamente il proprio rapporto.