Uno di ogni due cittadini europei considera che l'abitazione è "un problema immediato e urgente" nei loro luoghi di residenza, secondo i dati dell'ultimo barometro. L'Esecutivo comunitario ha rilevato negli ultimi anni come, in alcune città, l'uso degli immobili per scopi diversi da quello di residenza principale ha aggravato i problemi di disponibilità e accessibilità del mercato locale.
Per questo, Bruxelles ha presentato questo mese la Legge sull'Abitazione, con l'obiettivo di dotare le autorità nazionali di strumenti per rispondere a "queste preoccupazioni altamente localizzate".
Il fascicolo legislativo arriverà nei prossimi giorni sulla scrivania dei co-legislatori, dove dovrà passare al vaglio non solo della Eurocamera, ma anche dei Ventisette Stati membri. Bruxelles sostiene che le norme sono progettate per aiutare le autorità competenti a identificare "zone con problemi di abitazione" e agire su di esse in modo specifico. Tra le misure annunciate figura la possibilità di limitare l'acquisto di seconde abitazioni quando queste non saranno destinate a residenza principale.
Una volta noti i dettagli della normativa, le spade iniziano a affilarsi nella piazza di Lussemburgo, sede del Parlamento Europeo a Bruxelles. I vari gruppi politici intravedono una negoziazione complicata, con alcuni punti come fulcro di attrito, tra cui i riferimenti all'acquisto speculativo, la regolamentazione degli affitti a breve termine o la fiscalità sulle abitazioni vuote. Destra e sinistra partono così dalla casella di partenza della trattativa parlamentare con due approcci opposti di politica pubblica.
Due diagnosi per una stessa crisi
Il gruppo popolare considera che la legge presentata dal dipartimento guidato dalla spagnola Teresa Ribera sia "profondamente deludente". In conversazione con DEMOCRATA, l'eurodeputato popolare e relatore del rapporto sull'Abitazione, Borja Giménez, sostiene che l'Esecutivo comunitario ha ignorato detto rapporto, lavorato per un anno e mezzo, per lanciare una proposta allineata con il pregiudizio politico del gruppo dei suoi commissari.
I popolari rimproverano anche che il "valore aggiunto" di regolare gli alloggi turistici dall'Unione Europea sia "minimo". "La proposta legislativa ha come obiettivo la restrizione delle libertà nel mercato interno e la restrizione all'acquisto di seconde abitazioni", segnala Giménez.

Da parte loro, i socialisti valutano molto positivamente la bozza, poiché difendono che l'azione dell'Unione Europea è pienamente giustificata per rispondere a un'emergenza abitativa. Dal gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento, l'eurodeputata Alicia Homs sottolinea a questo mezzo la figura della zona tesa come uno strumento per fornire sicurezza giuridica ai comuni.
Allo stesso modo, i socialisti assicurano che la Legge Statale sulla Casa spagnola ha servito da modello per la proposta comunitaria. Homs ricorda che il suo gruppo non accetterà "misure che aumentano la speculazione o che non risolvono il problema".
La discussione parlamentare si articolerà così su una differenza di diagnosi che condiziona le soluzioni proposte. Mentre i popolari collocano l'origine della crisi in un deficit strutturale di offerta, i socialisti considerano necessario combinare l'incremento della costruzione con misure di intervento sul parco esistente per ottenere risultati a breve termine.
Offerta contro intervento
Benché i socialisti riconoscano il problema dell'offerta a lungo termine, sostengono che la crisi deve essere affrontata a tre velocità: breve, medio e lungo termine. Homs difende che il breve termine richiede misure coraggiose e interventiste per restituire abitazioni al mercato residenziale e impedire che la speculazione allontani i residenti.
"C'è un problema di offerta, sì. Bisogna costruire, sì. Questo è il lungo termine e non lo negherò alla destra. Ma la gente ha bisogno di abitazioni ora", sostiene.
Dall'altra parte, il Partito Popolare Europeo colloca la radice della crisi in un problema severo di mancanza di offerta, stimando in dieci milioni la carenza di abitazioni che sarebbe necessario costruire o riabilitare nell'insieme dell'Unione. Rifiutano, in ogni caso, le "misure interventiste" e sostengono di rispettare il principio di sussidiarietà, in modo che le decisioni siano adottate il più vicino possibile al cittadino.

La differenza tra i due approcci acquista particolare rilevanza quando si affronta la regolamentazione degli affitti a breve termine. Giménez qualifica di "occorrenza" e "misura assolutamente sproporzionata" il divieto totale proposto in città come Barcellona per gli affitti a breve termine entro il 2028.
Il Partito Popolare avverte che l'abitazione a breve termine non ha esclusivamente un uso turistico, ma consente anche la mobilità di studenti e lavoratori, con impatto sulla competitività delle regioni. Dalla sua prospettiva, una regolamentazione eccessivamente restrittiva potrebbe finire per influenzare la mobilità all'interno del mercato interno.
Nel frattempo, Homs celebra la possibilità di restringere questi affitti turistici in zone tese come una via per recuperare rapidamente l'offerta residenziale. Infatti, cita precisamente il piano di Barcellona come un esempio di buone pratiche che ispira il regolamento europeo.
"Se vogliono chiamarci interventisti, che ci chiamino. La cittadinanza ha bisogno di risposte e noi abbiamo la volontà politica", conclude.
Fiscalità e abitazioni vuote
Il testo legale è accompagnato da una scheda di raccomandazioni alle autorità locali, tra le quali si trova la possibilità di imporre nuove tasse sulle proprietà vuote. Il Partito Popolare si oppone alla creazione di queste nuove imposte o a penalizzazioni su questo tipo di abitazioni e difende, invece, la riduzione fiscale come meccanismo per stimolare l'attività e promuovere sia la costruzione che il rinnovamento del parco residenziale.
"Non siamo certamente su una linea di sommare e aggiungere più tasse, ma abbiamo precisamente sostenuto di far diminuire le tasse", segnala Giménez.
Al contrario, i socialisti sostengono questa via come un nuovo strumento fiscale per combattere la speculazione, facendo riferimento in particolare alla necessità di agire su grandi possessori e fondi di investimento. La questione fiscale diventa così uno dei punti in cui entrambi i gruppi partono da posizioni diverse su come deve intervenire il settore pubblico in un mercato teso.
La discussione non si limita, quindi, alla costruzione di nuove abitazioni. Il dibattito europeo inizia a incorporare anche come viene utilizzato il parco residenziale esistente, quali incentivi fiscali si applicano ai proprietari e quale margine hanno le amministrazioni per intervenire quando determinate zone sperimentano una pressione straordinaria sui prezzi.
Il conflitto per la semplificazione normativa
Sulle nuove misure che Bruxelles sta preparando in materia di abitazione, il Partito Popolare Europeo reclama "un pacchetto ambizioso di semplificazione normativa" che riveda l'impatto di determinate leggi ambientali, come quella di ripristino della natura, che, secondo i popolari, "bloccano la costruzione".
In linea con ciò, i socialisti accettano di semplificare le pratiche per facilitare le gestioni ai cittadini e accelerare la costruzione, ma fissano come linea rossa utilizzare questi argomenti come "scusa per deregolamentare" o ridurre gli standard ambientali.

La questione regolatoria sarà prevedibilmente uno degli elementi trasversali del fascicolo. La costruzione di abitazioni richiede permessi urbanistici, disponibilità di suolo, finanziamenti e rispetto dei requisiti ambientali, per cui la Commissione cerca di agire anche sui colli di bottiglia amministrativi che possono ritardare l'inserimento di nuove abitazioni nel mercato.
Coincidenze sul deficit di offerta
Oltre alle discrepanze latenti su questioni come l'intervento nel mercato, la fiscalità o l'ambito della regolamentazione europea, i gruppi concordano su vari punti fondamentali. Entrambi ammettono in modo esplicito, nei loro colloqui con DEMÓCRATA, che la crisi attuale risponde anche a un deficit strutturale di offerta nel mercato delle abitazioni.
Homs riconosce che è corretto segnalare questo problema e la necessità di edificare, mentre Giménez quantifica la carenza europea in circa dieci milioni di abitazioni tra nuove costruzioni e riqualificazione.
Allo stesso modo, entrambi concordano sull'importanza di incrementare il parco residenziale disponibile per aiutare i gruppi con particolari difficoltà di accesso. I eurodeputati vedono prioritario ridurre la burocrazia e snellire le pratiche per evitare duplicazioni amministrative che possano ritardare progetti di costruzione o riqualificazione.
Con un sorriso, entrambi segnalano anche che la crisi attuale richiede risposte adattate alla realtà di ogni territorio, riconoscendo il ruolo chiave delle entità locali e dei comuni. Questo sarà precisamente uno degli elementi centrali della negoziazione parlamentare: fino a dove può arrivare l'Unione Europea in un ambito con una forte dimensione nazionale, regionale e locale e quali strumenti comuni possono essere stabiliti senza spostare le competenze degli Stati membri e delle autorità territoriali.
La Legge sulla Casa entra così nel Parlamento europeo con una diagnosi condivisa sulla pressione che sopportano numerosi mercati residenziali, ma con differenze sostanziali sulla risposta regolatoria. Il dibattito non sarà unicamente quanto costruire, ma anche come regolare il parco esistente, quale margine avranno le amministrazioni per intervenire e quale equilibrio deve essere stabilito tra mercato interno, abitazioni accessibili e competenze nazionali e locali.