Un giudice federale ha respinto quella causa domenica, due giorni prima delle elezioni.
Perché compaiono due Sullivan nella stessa scheda
Alaska celebra delle primarie aperte da cui possono uscire diversi aspiranti dello stesso partito per le elezioni generali. Nella corsa al Senato sono arrivati quattro candidati a novembre. Tra loro ci sono i due Sullivan e la democratica Mary Peltola, ex congressista che tenta di strappare ai repubblicani un seggio importante per la maggioranza della Camera Alta.
La controversia risale a mesi fa. A giugno, l'amministrazione elettorale dell'Alaska ha espresso per iscritto le sue riserve sull'identificazione del secondo aspirante e ha ricordato che l'iniziale «S» corrispondeva al senatore. La campagna del titolare ha scelto di mostrare ai suoi sostenitori esattamente cosa devono cercare al momento del voto: prima il cognome, poi il nome e, infine, la lettera S.
Cosa cambia con il voto per preferenze
In Alaska, l'elettore può ordinare i candidati invece di segnare una sola casella. Se nessuno ottiene la maggioranza al primo conteggio, si elimina l'aspirante con meno consensi e le sue schede passano alla preferenza successiva che resti in gara, se l'elettore l'ha indicata. Per questo una prima preferenza per l'altro Sullivan non equivale automaticamente a un voto perso per il senatore: conta anche chi quell'elettore ha messo dopo.
Il Dipartimento di Giustizia ha sostenuto che la somiglianza tra i nomi poteva confondere gli elettori e ha chiesto di fermare la certificazione in caso di sconfitta del senatore. Il rigetto di domenica annulla quella richiesta. La decisione non anticipa se ci sarà confusione né chi avvantaggerà il sistema. Questo si potrà vedere solo contando le prime preferenze e, se necessario, i turni successivi.