La crisi energetica aperta dalla chiusura dello stretto di Hormuz somma un nuovo fronte. Arabia Saudita ha chiuso questo venerdì sera, come "misura di precauzione", l'oleodotto Est-Ovest, l'infrastruttura che le permetteva di portare parte del suo petrolio verso il mar Rosso e di evitare il passaggio per il golfo Persico.
La decisione arriva dopo una nuova escalation in Yemen. I houthi hanno preso giovedì il porto di Moca e successivamente l'isola di Mayun, due posizioni strategiche per controllare l'accesso meridionale al mar Rosso attraverso lo stretto di Bab el Mandeb.
La combinazione di entrambi gli eventi aumenta la pressione sulla fornitura mondiale di idrocarburi. Con Hormuz chiuso e la sicurezza che si deteriora ora nel mar Rosso, le due grandi vie marittime che collegano i produttori del Golfo con i mercati internazionali affrontano simultaneamente forti tensioni.
Circa 3,5 milioni di barili al giorno cercavano uscita per il mar Rosso
La chiusura dell'oleodotto ha un'importanza particolare per Arabia Saudita. L'infrastruttura Est-Ovest, di oltre 1.000 chilometri, collega le zone produttive dell'est del paese con Yanbu, sulla costa del mar Rosso.
Riad stava canalizzando per questa rotta circa 3,5 milioni di barili al giorno, equivalenti a poco più di un terzo delle sue estrazioni e circa la metà delle sue esportazioni, secondo le informazioni disponibili.
Il sistema aveva permesso ad Arabia Saudita di affrontare il blocco di Hormuz in condizioni migliori rispetto ad altri produttori del golfo Persico. Una volta trasportato fino a Yanbu, il greggio poteva essere caricato su petroliere senza attraversare lo stretto.
Questa alternativa è ora compromessa. Arabia Saudita ha scelto di chiudere l'oleodotto in modo preventivo a causa del deterioramento della sicurezza nella zona.
Non è confermato fino a che punto le ultime operazioni houthi si siano avvicinate all'infrastruttura. Le informazioni fornite indicano che immagini satellitari mostrano fumi vicino alla fine del tubo, mentre CNN, citando fonti militari statunitensi, ha riferito dell'impatto di droni provenienti dall'Iraq sull'oleodotto.
Gli houthi avanzano verso Bab el Mandeb
Il secondo focolaio è in Bab el Mandeb, lo stretto che separa Yemen dal Corno d'Africa e collega il mar Rosso con il mar Arabico. La sua importanza risiede anche nel fatto che costituisce la porta meridionale della rotta che conduce verso il canale di Suez.
La presa di Moca e Mayun rafforza la posizione degli hutiti in questo enclave. Per il momento, tuttavia, Bab el Mandeb non è chiuso, una distinzione rilevante di fronte all'impatto che avrebbe un'interruzione effettiva della navigazione.
Un portavoce hutita ha sostenuto questo giovedì che la navigazione nel mar Rosso e Bab el Mandeb continuava ad essere "sicura e normale" per le navi, con l'eccezione di quelle saudite sottoposte alle loro restrizioni.
La minaccia, quindi, è nella possibilità che il deterioramento della sicurezza riduca ancora di più il traffico marittimo anche senza una chiusura formale.