Abascal denuncia che il Ministero dei Trasporti è stato la zona zero della corruzione dopo il nuovo pezzo del caso Koldo

Abascal accusa i Trasporti di essere la "zona zero" della corruzione dopo il nuovo pezzo segreto del caso Koldo e chiede le dimissioni immediate di Sánchez.

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Il presidente di Vox, Santiago Abascal, ha sostenuto questo giovedì che "il Ministero dei Trasporti era la zona zero della corruzione" dell’Esecutivo di Pedro Sánchez, dopo che è emersa l’esistenza di un pezzo separato segreto presso l’Audiencia Nacional collegato al 'caso Koldo'.

Nel contesto di questa nuova linea d’indagine, l’Unidad Central Operativa (UCO) della Guardia Civil ha messo in atto un’operazione che ha incluso una perquisizione presso l’abitazione dell’ex ministro dei Trasporti José Luis Ábalos, così come una richiesta di documentazione presso Adif. Nell’ambito di questa azione, sono state arrestate sei persone, tra cui l’ex compagna di Ábalos, Andrea de la Torre, e Cristian Corvillo, che il PP identifica come l’autista di Pedro Sánchez durante le primarie del PSOE del 2017.

Nel corso di un confronto con i media ad Albacete, durante la precampagna delle elezioni del 29 novembre, Abascal ha valutato l’operazione della UCO e ha insistito sul fatto che il Ministero dei Trasporti guidato da Ábalos e l’ex consigliere Koldo García "erano la zona zero della corruzione di Sánchez". "È gravissimo", ha ribadito il leader di Vox, che ha chiesto le dimissioni "immediate" del presidente del Governo e che si metta il tutto a disposizione della Giustizia.

No, non tutti siamo uguali

In questo contesto, Abascal ha voluto prendere le distanze da Sánchez e dallo slogan elettorale "Non tutti sono uguali" utilizzato dal Governo e dal PSOE per il 29N, chiedendo nuovamente le dimissioni di Óscar Puente, come già aveva fatto mercoledì in un comizio a Cuenca. "Non tutti siamo uguali, oggi non hanno arrestato il mio autista in un caso di corruzione", ha sottolineato Abascal.

Interrogato sulle informazioni che indicano che Koldo avrebbe pattuito con l’avvocato del PP il pagamento di un milione di euro in cambio di mentire contro il Governo, rivelate da La Ser, Abascal ha indicato di non sapere se quei dati siano veri e ha ribadito che, in ogni caso, saranno i tribunali a doverlo chiarire.

"È una mafia che andremo a vedere tradirsi, mentire, confessare la verità per salvarsi loro, ma confido che i giudici finalmente ci dicano la verità", ha concluso.