Si desideravano da Óscar Puente, per quanto riguarda la politica. Il finora ministro dei Trasporti, uno dei membri del Governo di Pedro Sánchez più combattivi e polemici per le sue interventi sui social network, ha presentato questo martedì le sue dimissioni dopo essere rimasto praticamente messo all’angolo dalle richieste di responsabilità politiche dopo gli incidenti ferroviari di Adamuz (Córdoba) e Urda (Toledo).
La sua uscita dall’Esecutivo avviene a pieno nella fase di precampagna delle elezioni generali del 29 novembre. Santiago Abascal, leader di Vox, è stato tra i primi dirigenti a reagire pubblicamente alle sue dimissioni, attraverso un messaggio su X.
Ábalos, Koldo, el fiscal general, Cerdán, los delegados del Gobierno de Ceuta y Madrid, Zapatero, Paco Salazar, Montse Minguez, su mujer y su hermano….
— Santiago Abascal 🇪🇸 (@Santi_ABASCAL) November 3, 2026
¡Y ahora Oscar Puente!
Sánchez siempre se esconde detrás de sus esbirros. Pero la responsabilidad es suya. Es el capo de la…
La reazione del presidente di Vox arriva dopo che questa stessa mattina aveva insistito sul fatto che le responsabilità politiche non dovevano finire a Puente, ma dovessero coinvolgere lo stesso presidente del Governo. Abascal aveva chiesto le dimissioni di chi lo ha nominato e lo ha mantenuto in carica, in riferimento a Pedro Sánchez.
Da parte sua, la portavoce del PP alla Camera, Ester Muñoz, si è anche affrettata a valutare martedì sera in Aula la notizia delle dimissioni di Óscar Puente sottolineando che la sua rinuncia "arriva 116 morti in ritardo", in riferimento alle vittime dei sinistri ferroviari avvenuti ad Adamuz (Córdoba) e Urda (Toledo) nel giro di meno di un anno.
L’addio di Rufián e Colau
Senza farlo ancora pubblicamente, da ERC, Gabriel Rufián si è congedato da Óscar Puente con le seguenti parole: "Sei stato un grande ministro". Il microfono della Camera 'ha beccato' il portavoce di EC quando si è avvicinato per congedarsi dall’ex ministro ormai in conclusione della Riunione Permanente.
Nel frattempo, Ada Colau, gli ha dedicato un post su X: " Voglio ringraziare Óscar Puente per la dignità di questo gesto difficile. Sono sicura che sia un passo avanti per ripristinare la fiducia nel treno che il nostro Paese merita". La pubblicazione della leader di Frente Amplio arriva dopo che questa stessa mattina gli aveva chiesto le dimissioni.
Quiero agradecer a Óscar Puente la dignidad de este gesto difícil. Estoy segura que es un paso adelante para recuperar la confianza en el tren que nuestro país merece.
— Ada Colau 💜🌈🔻 (@AdaColau) November 3, 2026
Ahora nos toca avanzar en acuerdos y medidas. Pacto de Estado, financiación y servicio público.
Óscar Puente, il ministro che ha trasformato i social network in un campo di battaglia politico
L’uscita di Puente ha una dimensione che va oltre la sua gestione alla guida del Ministero dei Trasporti. Dal suo arrivo nell’Esecutivo, il dirigente socialista aveva trasformato il suo profilo su X in uno dei suoi principali strumenti di confronto politico.
Le sue risposte a esponenti del PP e di Vox, le sue critiche ai giornalisti e le sue frequenti polemiche digitali lo avevano collocato tra i ministri più esposti allo scontro pubblico. Il suo stile diretto, ironico e a volte particolarmente duro gli aveva guadagnato sia il sostegno di ambienti socialisti sia una profonda animosità tra i suoi avversari.
Puente non ha mai evitato quel confronto. Al contrario, ne ha fatto una caratteristica riconoscibile della sua attività politica, prolungando sui social gli scontri che manteneva nel Congresso e nelle sue apparizioni pubbliche.
Questa attività è finita per diventare anche un argomento dei suoi critici. Proprio questo martedì, Alberto Núñez Feijóo gli ha ridato ancora una volta addosso rimproverandogli di aver dedicato più tempo ai social network che alle infrastrutture ferroviarie e viarie, un’accusa ricorrente del presidente del PP contro il ministro.
Spinto agli angoli dalla destra e dalla sinistra dopo gli incidenti ferroviari
In ogni caso, non sono state le sue polemiche digitali a far precipitare la sua uscita dal Governo, ma la pressione politica accumulata dopo i due grandi incidenti ferroviari avvenuti quest’anno.
L’incidente di Adamuz, a gennaio, e quello di Urda, lo scorso mercoledì, 28 ottobre, hanno messo la gestione del Ministero dei Trasporti al centro del dibattito politico.
PP e Vox hanno chiesto fin dal primo momento la sua uscita. Anche Junts si è aggiunta alle critiche, mentre formazioni collocate a sinistra del PSOE, come Podemos e i partiti integrati nello spazio di Sumar, hanno richiesto che si assumesse responsabilità politiche.
Particolarmente significativa è stata la posizione di Ada Colau, candidata alla Presidenza del Governo per il Fronte Amplio, che ha chiesto le sue dimissioni appellandosi all’umanità e all’empatia con le vittime.
La pressione è arrivata anche dall’ambito sindacale, con organizzazioni come CCOO che chiedevano che il ministro facesse un passo indietro.
Dal rifiutare le dimissioni al mattino all’abbandonare il Governo la sera
La giornata di questo martedì si è rivelata decisiva. Durante la conferenza stampa successiva al Consiglio dei Ministri, Puente difendeva ancora la sua continuità nel ruolo e sosteneva di non aver preso né omesso alcuna decisione che avesse contribuito a provocare gli incidenti.
Il ministro riconosceva allora di poter comprendere le richieste di dimissioni formulate in buona fede, come quella di Ada Colau, ma respingeva quelle provenienti dal PP e da Alberto Núñez Feijóo, che accusava di applicare un doppio standard in materia di responsabilità politiche.
Ore dopo, durante la sua audizione davanti alla Commissione Permanente del Congresso, lo scenario è cambiato con l’annuncio delle sue dimissioni.
La sua uscita comporta l’uscita di uno dei principali arieti politici del PSOE di fronte all’opposizione e lascia Pedro Sánchez davanti alla necessità di riorganizzare il Ministero dei Trasporti in un momento particolarmente delicato per il sistema ferroviario spagnolo.
Per l’opposizione, la dimissione apre ora un altro fronte: stabilire se la responsabilità politica per gli incidenti si esaurisce con l’uscita di Puente o deve estendersi al presidente del Governo.