L'assemblea generale degli azionisti di Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS) tenutasi questo giovedì a Siena si è conclusa con un voto contrario su tutti i punti all'ordine del giorno, compreso un rifiuto massiccio, del 91% dei presenti, alle offerte avanzate dalla banca più antica del mondo per l'acquisto di Banco BPM e Banca Generali. Queste operazioni facevano parte della strategia ideata dall'amministratore delegato, Luigi Lovaglio, come scudo contro l'offerta pubblica di acquisto (OPA) lanciata da Intesa Sanpaolo.
Il piano di crescita di Lovaglio ha così subito una grave battuta d'arresto di fronte alla forte opposizione dell'azionariato, che si è espresso anche contro, con quasi il 64% dei voti, la proposta di fusione con Mediobanca, entità sulla quale MPS ha assunto il controllo circa un anno fa.
"Eravamo consapevoli della posizione di alcuni azionisti chiave e sapevamo che l'aritmetica della fusione sarebbe stata complicata", ha dichiarato l'amministratore delegato di MPS all'assemblea, secondo quanto riporta il quotidiano italiano "Il Sole 24 Ore".
All'assemblea era rappresentato il 65,86% del capitale sociale, e sia l'offerta doppia su Banco BPM e Banca Generali sia l'integrazione con Mediobanca richiedevano il sostegno di due terzi dei voti espressi, una maggioranza qualificata che è rimasta chiaramente fuori dalla loro portata.
"Le transazioni proposte si basano su un'idea chiara: costruire, attorno a MPS, una piattaforma finanziaria più ampia e competitiva, meglio preparata a servire famiglie, imprese e comunità locali", ha spiegato Lovaglio nel difendere le sue offerte di acquisizione prima che iniziasse la votazione.
Nonostante la sconfitta in assemblea, Lovaglio ha cercato di trasmettere fiducia, sottolineando che "la partita non è ancora finita", e ha ribadito il suo rifiuto dell'OPA di Intesa Sanpaolo. "Il risultato di questa riunione non deve essere interpretato come il risultato dell'offerta e, da solo, non determina il futuro di Monte dei Paschi. (...) tutto dipenderà dai termini reali dell'offerta pubblica di acquisto, dalle decisioni delle autorità antitrust e dal livello di partecipazione", ha affermato.
Ripartizione azionaria di MPS
Durante la riunione, il presidente Cesare Bisoni ha dettagliato l'attuale struttura del capitale di MPS. Delfin figura come principale azionista con circa il 17,53%, seguito dal gruppo Caltagirone, con il 12,66%. Lo Stato italiano conserva il 4,86% e BlackRock possiede il 4,66%.
Inoltre, Banco BPM mantiene un 3,74% del capitale di MPS, mentre Barclays controlla un 3,77%, di cui circa un 1% corrisponde a partecipazione diretta e il restante 2,77% si articola mediante strumenti finanziari.
Escalation nella guerra delle offerte
Lo scorso 3 ottobre, Intesa Sanpaolo ha comunicato un miglioramento dei termini economici della sua OPA su MPS, elevando il pagamento in contanti a 1,25 euro per azione, rispetto all'euro proposto a giugno, e mantenendo il cambio di 1,6 azioni proprie di nuova emissione per ogni titolo di MPS. Con questa revisione, il valore totale dell'operazione è salito fino a circa 34.000 milioni di euro, rispetto ai 30.600 milioni iniziali.
A giugno, dopo che si erano conosciuti i piani di Intesa Sanpaolo, il consiglio di MPS ha dato il via libera al lancio di due offerte "simultanee e parallele" per acquisire Banco BPM e Banca Generali, per un importo complessivo vicino a 34.000 milioni di euro, con l'obiettivo di rafforzare le sue dimensioni e neutralizzare l'OPA rivale.
Tuttavia, il rifiuto degli azionisti ha lasciato notevolmente ridotta la capacità del consiglio di amministrazione di MPS di mettere in atto le sue misure difensive nei confronti di Intesa. D'ora in poi, saranno questi stessi investitori a dover decidere se aderire o meno al periodo di adesione dell'OPA, la cui data di inizio non è ancora stata fissata, sebbene la Banca Centrale Europea (BCE) abbia già concesso il suo via libera all'operazione.