Il giudice della Audiencia Nacional José Luis Calama ha respinto l’imputazione per malversazione richiesta dalla Fiscalía in relazione ai gioielli ricevuti da José Luis Rodríguez Zapatero durante il suo periodo alla guida del Governo. Il magistrato ritiene che allora non esistesse alcuna disposizione legale che obbligasse a incorporare automaticamente al patrimonio pubblico i regali ricevuti da alti dirigenti nell’esercizio delle loro funzioni.
Nella sua risoluzione, Calama spiega che il Codice di Buon Governo approvato dal Consiglio dei Ministri nel febbraio 2005 aveva carattere etico e di autoregolamentazione, ma mancava di un valore normativo sufficiente per determinare la titolarità pubblica dei beni.
L’istruttore respinge così che gli obblighi contenuti in quel codice possano servire ad ampliare la portata del reato di malversazione. A suo giudizio, accettare tale interpretazione significherebbe utilizzare norme di condotta senza forza di legge per fondare una responsabilità penale, in contrasto con il principio di legalità.
Il giudice esclude che i regali siano passati automaticamente a essere patrimonio pubblico
L’ordinanza esamina la giurisprudenza del Tribunal Supremo sulla malversazione di capitali pubblici. Calama ricorda che, nei precedenti analizzati, i beni oggetto di indagine avevano già natura pubblica, anche se non erano ancora stati incorporati formalmente nelle casse dello Stato.
In quei casi esisteva un obbligo giuridico previo di consegnare i beni all’Amministrazione. Perciò il fatto che non fossero stati contabilizzati o incorporati materialmente nel patrimonio pubblico non impediva di ravvisare un possibile reato di malversazione.
Tuttavia, il giudice ritiene che tale circostanza non ricorra nel caso dei gioielli sequestrati, perché al momento dei fatti non esisteva una norma che stabilisse la loro incorporazione obbligatoria nel patrimonio statale.
Il magistrato respinge inoltre che possa essere applicata retroattivamente una regolamentazione successiva per attribuire carattere pubblico ai regali. Come spiega, farlo significherebbe estendere il reato di malversazione a una condotta che non era contemplata legalmente quando sono avvenuti i fatti.
Calama ammette che l’appropriazione dei gioielli potrebbe meritare rimproveri etici o politici, ma conclude che non può essere considerata malversazione se non si dimostra che i beni appartenevano all’Amministrazione o dovevano essere incorporati legalmente nel suo patrimonio.
Per questo motivo, esclude l’imputazione richiesta dal Pubblico Ministero, ritenendo che manchi uno degli elementi essenziali del reato.
I reati per i quali Zapatero continua a essere indagato
La decisione di Calama non incide sul resto delle indagini aperte contro José Luis Rodríguez Zapatero presso la Audiencia Nacional. L’ex presidente continua a essere indagato per presunti reati di organizzazione criminale, traffico d’influenze e falsità documentale nel procedimento principale del caso Plus Ultra, relativo alla destinazione dei 53 milioni di euro concessi dal Governo per il salvataggio della compagnia aerea nel 2021.
A queste indagini si aggiunge un fascicolo separato aperto dopo il ritrovamento di numerosi gioielli nella cassaforte del suo ufficio, durante la perquisizione effettuata lo scorso mese di maggio. In esso, il magistrato indaga possibili reati contro il Fisco Pubblico e di contrabbando, dinanzi ai dubbi sulla provenienza dei pezzi e sul rispetto delle relative obbligazioni fiscali e doganali.
I gioielli sono stati inizialmente valutati in oltre 1,3 milioni di euro. Zapatero sostiene di aver ricevuto i set di maggior valore come regalo dell’allora re dell’Arabia Saudita durante una visita ufficiale in Spagna nel 2007.
Il rifiuto di estendere l’imputazione per malversazione non modifica, quindi, la situazione processuale dell’ex presidente negli altri atti, che continuano ad essere aperti.
Bloccata l’ispezione del Fisco su Zapatero e la sua famiglia
In una seconda risoluzione, il magistrato ha disposto di sospendere i procedimenti di ispezione aperti dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di José Luis Rodríguez Zapatero, della sua moglie e delle sue figlie.
La decisione riguarda anche l’indagato Julio Martínez e diverse società a loro collegate.
Il Fisco aveva preventivamente consultato il tribunale sulla continuità delle sue azioni, dato che l’esistenza di un procedimento penale può condizionare le indagini amministrative sugli stessi fatti.