Il Parlamento europeo ha compiuto un nuovo passo nell’iter della legislazione volta a semplificare le norme che si applicano all’industria automobilistica. Gli eurodeputati vogliono estendere al settore dell’automobile il filtro della riduzione degli oneri amministrativi e la modernizzazione del quadro normativo per i produttori, in un momento in cui l’industria europea affronta una profonda trasformazione tecnologica e una crescente pressione competitiva internazionale.
La revisione introduce nuove categorie per i veicoli elettrici piccoli e ad alta efficienza, aggiornando al contempo determinati requisiti di sicurezza. Inserisce inoltre modifiche nel calendario di applicazione di alcune obbligazioni ambientali e apre un margine di flessibilità maggiore per i produttori in relazione ai veicoli ibridi plug-in e agli standard sulle emissioni.
Il testo, che i legislatori intendono chiudere durante la sessione plenaria di novembre, mira a conciliare gli obiettivi di decarbonizzazione del trasporto con la necessità di preservare la capacità industriale europea. A tal fine, introduce incentivi specifici per la produzione comunitaria e stabilisce un quadro per promuovere l’elettrificazione delle flotte aziendali.
Più flessibilità per i produttori e nuove richieste di sicurezza
Tra le novità inserite nel corso della negoziazione figura un aggiornamento dei requisiti di sicurezza dei veicoli. In particolare, è stata introdotta un’emendamento per favorire l’installazione di sistemi di rilevamento della presenza di bambini nell’abitacolo delle auto, oltre alla disponibilità di maniglie delle portiere accessibili in situazioni di emergenza.
La prima di queste iniziative è stata promossa dall’eurodeputato socialista spagnolo Nicolás González Casares e intende evitare i decessi di minori che restano dimenticati all’interno dei veicoli, soprattutto durante episodi di alte temperature. "Abbiamo visto in Spagna e in Europa molte notizie di bambini che vengono dimenticati nelle loro auto, che muoiono, e questo non può accadere quando abbiamo già la tecnologia per evitarlo", sosteneva il socialista al termine delle votazioni. La proposta è passata con 105 voti a favore, 39 contrari e 21 astensioni nella relativa commissione parlamentare.
In parallelo, i legislatori propongono di introdurre nuove categorie nell’ambito europeo per i veicoli elettrici. La prima comprende i veicoli elettrici piccoli, definiti come autovetture con una lunghezza massima di 4,2 metri prodotte nell’UE secondo i criteri della Legge sull’Accelerazione Industriale. A essi si aggiungono i veicoli elettrici ad alta efficienza, anch’essi prodotti sul territorio comunitario e soggetti a standard esigenti in materia di consumo energetico, nonché le autovetture commerciali a emissioni zero prodotte nell’UE. La revisione incorpora inoltre un meccanismo di supercrediti nell’aggiornamento delle norme sulle prestazioni delle emissioni di CO₂. Si tratta di introdurre incentivi regolatori che favoriscano lo sviluppo e la commercializzazione di determinati veicoli elettrici, in particolare quelli che contribuiscano a rafforzare la produzione industriale europea.
La Commissione Europea sarà incaricata di definire i requisiti tecnici entro la fine del 2027 per garantire che i veicoli elettrici e ibridi plug-in possano interoperare pienamente con la rete elettrica e le infrastrutture di ricarica.
Ibridi plug-in e Euro 7: cambiamenti nel calendario
Uno degli elementi centrali della revisione è la flessibilità che introduce nel trattamento regolatorio degli ibridi plug-in. Il metodo di calcolo delle emissioni di CO₂ di questi veicoli prodotti nell’UE resterà invariato fino alla fine del 2029. A partire dal 2030, la metodologia sarà aggiornata annualmente mediante dati di guida reale.
La modifica mira a evitare che i produttori debbano affrontare cambiamenti immediati nei criteri di misurazione mentre adattano le proprie gamme e i processi produttivi alle nuove esigenze. Nello stesso senso di allentamento, il testo prevede un rinvio di 18 mesi nell’applicazione della normativa Euro 7 per i veicoli pesanti. Il risultato è un quadro con maggiore margine di adattamento per l’industria, sia nei calendari di conformità sia in determinati requisiti tecnici. In termini politici, la revisione lascia inoltre spazio affinché continuino a essere commercializzati determinati veicoli a benzina, diesel e ibridi che rispettino le corrispondenti condizioni regolatorie, senza introdurre un divieto immediato e generalizzato di queste tecnologie.
I legislatori giustificano le modifiche con la necessità di proteggere la competitività dei produttori europei ed evitare che la transizione tecnologica si traduca in una perdita di capacità industriale. "Queste misure mirano a salvaguardare la competitività dei produttori di automobili europei, proteggere l’occupazione regionale e garantire che il trasporto sostenibile continui a essere accessibile", spiegano dalla Eurocamera. Uno dei relatori dell’atto, il eurodeputato Michael Bloss, difendeva dopo il voto che l’industria attraversa un "periodo di trasformazione" e che il lavoro legislativo doveva orientarsi a "apportare chiarezza e certezza nella pianificazione in mezzo al caos".
Dall’Alleanza del Partito Popolare Europeo, la spagnola Susana Solís celebrava che l’accordo consenta di guadagnare margine di adattamento senza rinunciare alla trasformazione del settore. "Non è tornare indietro, è guadagnare competitività senza smantellare la capacità industriale che abbiamo: i nostri stabilimenti, i nostri ingegneri e i fornitori di componenti, che danno lavoro diretto a 1,7 milioni di persone nell’UE", affermava. In effetti, i popolari avevano sostenuto durante i negoziati che il pacchetto offrisse una flessibilità sufficiente per continuare a commercializzare determinati veicoli a combustione e ibridi che rispettino i requisiti stabiliti. Fonti del gruppo parlamentare guidato dal tedesco Manfred Weber evidenziano anche come risultato dei negoziati che, in materia di auto aziendali, non sia stato incorporato un obiettivo vincolante di elettrificazione per gli Stati membri.
Made in Europe
L’altro grande blocco della proposta si concentra sulle flotte aziendali. L’obiettivo è accelerare l’introduzione di veicoli puliti nei parchi mobili delle imprese, che rappresentano una parte maggioritaria delle nuove immatricolazioni nell’Unione Europea e costituiscono, pertanto, una leva rilevante per accelerare il rinnovo del mercato automobilistico.
L’iniziativa si applicherà alle autovetture e ai furgoni di nuova immatricolazione acquistati da grandi imprese europee. L’ambito di applicazione comprende le società con più di 250 dipendenti e un fatturato superiore a 50 milioni di euro. Resteranno esclusi determinati veicoli collegati a funzioni essenziali di sicurezza e di prestazione di servizi pubblici. Tra questi rientrano quelli destinati a compiti di polizia, ambulanze, vigili del fuoco e protezione civile, nonché i veicoli impiegati nella manutenzione di servizi essenziali, l’uso militare o determinati lavori industriali specifici.
La proposta incorpora, inoltre, un criterio di fabbricazione europea per convogliare i sostegni pubblici. Sotto il principio del cosiddetto 'Made in EU', a partire dal 2028 gli Stati membri non potranno concedere sostegno finanziario pubblico a veicoli aziendali che non siano a zero o basse emissioni e che non rispettino i requisiti di fabbricazione comunitaria. Le restrizioni riguardano diversi strumenti di sostegno, dalle sovvenzioni dirette fino alle formule di renting e leasing, passando per i vantaggi fiscali, le assicurazioni o gli aiuti collegati all’infrastruttura di ricarica. Nelle annualità successive, il sostegno pubblico resterà riservato esclusivamente ai veicoli a zero emissioni fabbricati in Europa.
La logica di questa disposizione è duplice: da un lato, utilizzare il potere d’acquisto delle grandi imprese per accelerare l’introduzione di veicoli meno inquinanti; dall’altro, garantire che il denaro pubblico destinato a tale trasformazione contribuisca a rafforzare la produzione industriale all’interno dell’Unione. Con tutto ciò, il fascicolo riflette le tensioni che attraversano la politica industriale e climatica europea. La Eurocamera cerca di mantenere la rotta verso una mobilità a zero emissioni, ma introduce margini di flessibilità nelle tempistiche, nelle tecnologie e nelle condizioni di conformità per evitare che le esigenze regolatorie compromettano la competitività dei produttori comunitari.