UGT e CCOO hanno chiesto ai gruppi parlamentari di non convalidare il decreto-legge che regola l'attività dei gruppi di interesse, ritenendo che includere i sindacati all'interno di questa categoria "vulnera il ruolo costituzionale" che hanno riconosciuto come interlocutori sociali.
Le due organizzazioni hanno inasprito questo venerdì la loro posizione nei confronti della nuova regolamentazione dei lobbisti approvata dal Governo lo scorso 25 agosto. Qualificano la norma come "un'assurdità, sia per il contenuto che per la procedura seguita" e richiedono che continui la sua trattazione come progetto di legge per permettere la partecipazione degli interlocutori sociali.
I sindacati rifiutano di essere considerati gruppi di interesse
Il principale scontro è nell'ambito di applicazione della nuova regolamentazione. UGT e CCOO sostengono che equiparare i sindacati ad altri gruppi di interesse ignora le funzioni rappresentative che gli riconoscono gli articoli 7 e 28 della Costituzione e la Legge Organica sulla Libertà Sindacale.
"Se si intende valorizzare il dialogo e la concertazione sociale, non si possono considerare come gruppi di interesse le organizzazioni sindacali", difendono.
Le centrali argomentano che la loro partecipazione nell'elaborazione di politiche pubbliche e progetti normativi non risponde unicamente alla difesa di interessi particolari, ma alle funzioni di rappresentanza e partecipazione istituzionale che hanno riconosciute legalmente.
Il problema, secondo quanto segnalano, si trova nella stessa redazione del decreto. Il suo articolo 2.2 stabilisce una serie di soggetti che rimangono esclusi dalla considerazione di gruppi di interesse, tra cui le amministrazioni pubbliche, gli organismi internazionali, i partiti politici e i collegi professionali.
I sindacati, tuttavia, non appaiono espressamente tra le esclusioni. UGT e CCOO interpretano che ciò provoca che rimangano inclusi, per omissione, all'interno della definizione generale di gruppo di interesse raccolta nell'articolo 2.1.
Il precedente europeo che adducono UGT e CCOO
Le organizzazioni contestano anche che si utilizzi come riferimento il modello europeo di trasparenza per giustificare la regolamentazione spagnola.
Secondo quanto spiegano, il Accordo Interistituzionale dell'Unione Europea del 20 maggio 2021 sul registro obbligatorio di trasparenza stabilisce un trattamento specifico per gli interlocutori sociali.
In concreto, ricordano che il loro articolo 4.1.c esclude dal suo ambito le attività svolte dagli interlocutori sociali quando partecipano al dialogo sociale conformemente all'articolo 152 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea.
Per UGT e CCOO, trasferire in Spagna un regime ispirato a quello europeo senza introdurre un'eccezione equivalente significa concedere ai sindacati "meno garanzie di quelle offerte dal modello europeo stesso che viene invocato come riferimento".
Mettono in discussione anche che il Governo ricorresse al decreto-legge
Il rifiuto sindacale non si limita al contenuto. UGT e CCOO mettono in discussione anche la formula scelta dal Governo per approvare la regolamentazione.
La regolamentazione dei gruppi di interesse seguiva da più di un anno il suo percorso parlamentare come progetto di legge. I sindacati rifiutano che tale procedura sia stata sostituita dall'approvazione di un decreto-legge e considerano che con ciò si sia rinunciato al dibattito parlamentare che era in corso.
"Non è accettabile", sostengono, che un anno dopo l'inizio dell'elaborazione della relazione nella Commissione Finanze e Funzione Pubblica il processo legislativo non sia culminato con una votazione dell'Aula e che l'Esecutivo optasse poi per un'altra via.
Le organizzazioni mettono in discussione persino che sussistano le circostanze costituzionali necessarie per ricorrere al decreto-legge. A loro avviso, non esiste la "straordinaria e urgente necessità" richiesta dall'articolo 86.1 della Costituzione, proprio perché la materia era in fase di trattazione da più di un anno attraverso la procedura legislativa ordinaria.
UGT e CCOO sostengono inoltre che un decreto-legge non può regolamentare una materia riservata a legge organica, come considerano accada con la libertà sindacale, né influire sui diritti e libertà del Titolo I della Costituzione.
Si tratta, in tutti questi casi, di l'argomentazione giuridica sostenuta dalle due centrali sindacali, non di un pronunciamento giudiziario sulla costituzionalità del decreto.
Vogliono una legge specifica sul dialogo sociale
UGT e CCOO propongono anche un'alternativa. Oltre a richiedere la non convalida del decreto sui lobbisti, chiedono al Governo di promuovere una norma specifica che regoli il dialogo sociale e la partecipazione istituzionale.
Entrambe le centrali assicurano di avere già una proposta articolata con cui iniziare a lavorare e difendono che una regolamentazione propria porterebbe sicurezza giuridica, trasparenza e stabilità al modello di concertazione sociale.
La sua richiesta finale al Congresso è doppia: che il Decreto-legge 21/2026 non sia convalidato nella sua redazione attuale e che si promuova una legge che riconosca espressamente il ruolo costituzionale delle organizzazioni sindacali e regoli la loro partecipazione nel dialogo sociale.